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Il ballo delle pazze

Il ballo delle pazze

Parigi, marzo 1885, all’ospedale della Salpêtrière ha inizio la giornata. Geneviève, l’infermiera in camice bianco, cerca di far alzare Louise tirando via la coperta dal suo corpo. È un’adolescente dai lunghi capelli scuri, con uno sguardo ancora infantile ma il corpo ben formato. È sempre l’ultima a svegliarsi, dormire dà tregua alle sue angosce. Le altre internate sono già in piedi, controllate dallo sguardo vigile delle sorveglianti. Geneviève sollecita Louise a prepararsi, ci sarà la lezione tra poco. Vestito abbottonato, capelli sciolti, così le due si avviano verso l’auditorium. Le ragazze del reparto sono sempre ansiose di incontrare Charcot in persona per una seduta. La sala è piena e la dimostrazione dell’ipnosi sulle isteriche ha inizio. Oltre le mura della Salpêtrière, nei salotti e nei caffè parigini, si cerca di immaginare come possa essere il reparto di Charcot. Ci saranno donne nude che corrono? Che urlano buttandosi a terra, mimando un rapporto sessuale immaginario? Sono tutti affascinati e inorriditi dalle pazze. La realtà è diversa, nel reparto tutto si svolge con calma. Le attività mattutine di pulizia personale e della stanza si svolgono in silenzio. Ci sono donne di tutte le età, vestite e pettinate come quelle che vivono fuori di lì. Sembra più una casa di riposo, che un ospedale. Si sta cenando a casa del notaio Cléry, nella bella sala da pranzo, riccamente arredata. Fuori nevica, ma i cinque commensali non ci badano, parlano animatamente di un’eredità mancata. La diciannovenne Eugénie punzecchia il fratello Théophile sulla salute di Victor Hugo, sapendo che questo innervosisce suo padre. Lui non vuole che sua figlia legga o frequenti i caffè, deve solo sposarsi come si conviene. La nonna guarda Eugénie e le sorride, è chiaro a tutti, meno che al padre che lei non ha la minima intenzione di fare la vita di sua madre. E poi ha un dono, percepisce presenze, la nonna lo ha capito da tempo che sua nipote è speciale. È da quando aveva dodici anni che vede suo nonno e anche altri, morti da tempo. Questo, unito al suo carattere indipendente, portano suo padre a prendere una drastica decisione e per lei, dopo un giro in carrozza, si apriranno le porte della Salpêtrière…

Il ballo delle pazze è il romanzo d’esordio della francese Victoria Mas. Pubblicato nel 2019 dal gruppo editoriale indipendente Éditions Albin Michel. È divenuto subito un grande successo letterario, aggiudicandosi numerosi premi e ispirando anche un film diretto e interpretato da Mélanie Laurent: Le Bal Des Folles. Grazie alle edizioni e/o e all’impeccabile traduzione di Alberto Bracci Testasecca anche i lettori italiani possono conoscere questa particolare realtà. Protagoniste del romanzo sono le donne dell’800 che hanno deciso di sottrarsi alle regole della società, rifiutandone il codice comportamentale. Venivano internate nel manicomio della Salpêtrière di Parigi: perché non volevano sposarsi, erano poco inclini alla vita domestica, per salvaguardare un patrimonio familiare non destinato a tutti i figli o perché in odore di eresia. Molte donne sposate invece, venivano internate dai mariti solo per la volontà di questi ultimi di risposarsi con un’altra. Nessuna di queste donne veniva liberata, anche se guarita, senza il consenso del genitore o del marito. Dietro la nascita dei manicomi si nasconde una forma di controllo sociale vero e proprio. Il ballo delle pazze si muove proprio in questo periodo storico, in cui bastava un nonnulla per essere rinchiuse e dire addio alla propria vita, alla libertà e agli affetti. A Charcot venivano affidate donne con diagnosi di isteria, “pazzia”, egomania, epilessia e altri tipi di disturbi. La sua paziente più famosa fu Louise Augustine Gleizes, che sotto ipnosi esponeva pubblicamente i suoi sintomi. Le pazienti erano esibite come attrazioni da circo e diventavano famose quanto le attrici. È proprio ad Augustine che si ispira la giovane Louise del romanzo. Una figura che merita attenzione è Geneviève, la capoinfermiera rigida e severa, convinta della superiorità della scienza su tutto e alla quale si era totalmente votata. Ma nel suo animo c’è molto altro, una sorella morta a cui scrive ogni sera e un anziano padre. L’influenza che avrà Eugénie su di lei sarà essenziale per tutte e due nel finale del romanzo. E poi c’è Thérèse, la decana delle internate, molto più saggia che pazza, una specie di madre per le più giovani. L’autrice ha conosciuto per caso questo ospedale e, documentandosi, ha scoperto il ballo annuale. Prima di scrivere, seppur affascinata dalla storia, ha studiato per mesi: articoli, ricerche in biblioteca, ha affinato il gergo medico e la biografia di Charcot. Ha lavorato molto sui personaggi e sulle loro emozioni, mettendo a fuoco l’atmosfera dell’ospedale con una scrittura sensibile e intelligente. È un romanzo molto umano non femminista. Il ballo in maschera di primavera alla Salpêtrière era un evento mondano, aperto solo alla Parigi che conta. Per Charcot era parte della terapia, permetteva alle pazienti di ritrovare un po’ di normalità. Il ballo serviva anche per attirare l’attenzione sul suo lavoro di medico, voleva oltre che un pubblico di colleghi e specialisti, anche un parterre più grande di popolo che lo osannasse. Le internate non avevano bei vestiti da sera, ma costumi di carnevale e venivano offerte come bestie da fiera o oggetti da esperimento e il pubblico parigino era molto affascinato da questo grottesco ballo. La società non vuole vedere, ma il romanzo ci cala nella vita di queste donne. Oltrepassando la frontiera, il muro tra dentro e fuori, l’esteriore e l’interiore, la follia e la normalità. Un giudizio meno duro è per Théophile, il fratello di Eugénie. Ha sofferto per l’internamento della sorella, ma mostrare di avere opinioni non conformi voleva dire correre rischi anche per uno come lui, venire estromesso, forse per sempre, dalla cerchia delle persone rispettabili. Quella che Victoria Mas descrive era una società di apparenze ancor più di quanto non lo sia la nostra.