Lungo il sentiero del tempo che attraversa gli anni Settanta, Ottanta e Novanta membri appartenenti alla destra eversiva e all’associazione criminale denominata Cosa Nostra hanno inciso profondamente nella vita democratica del Paese. Lo hanno fatto principalmente con il ricorso di dirompenti ordigni esplosivi che hanno prodotto plurime stragi, seminando quindi panico, distruzione, morte e soprattutto insicurezza nella collettività. Alle bombe nere dei neofascisti durante gli anni della strategia della tensione, come quelle di piazza Fontana a Milano il 12 dicembre 1969 e piazza della Loggia a Brescia il 28 maggio 1974, si affiancano le stragi volute ed eseguite dai Corleonesi, in un’ipotesi di convergenze di interessi con soggetti esterni alla stessa organizzazione mafiosa. Stragi che hanno voluto colpire sia obiettivi ben individuati come i giudici Chinnici, Falcone e Borsellino sia proiettate alla cieca violenza per scatenare il caos nella popolazione anche fuori dalla Sicilia. Nel biennio 1993-1994 sono stati eseguiti ben sette attentati. Sullo sfondo rapporti tra esponenti della destra estrema, come Paolo Bellini risultato in contatto con il mafioso Antonino Gioè, che riportano immediatamente alla mente le stragi neofasciste degli anni Settanta e Ottanta…

Il Procuratore della Repubblica Luca Tescaroli lavorava alla Procura Distrettuale Antimafia di Caltanissetta quando si verificarono gli attentati nelle città di Roma, Firenze e Milano, e stava iniziando a occuparsi della strage di Capaci, avvenuta il 23 maggio 1992, e dell’attentato dell’Addaura pianificato per il 21 giugno 1989 sempre per colpire Giovanni Falcone. Ricorda ancora come fosse ieri, come tutti gli italiani d’altra parte, le immagini dell’enorme cratere dell’attentato in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro. Con lo stesso spirito di un tempo ha confezionato questo ottimo saggio su uno dei periodi più sanguinosi della storia della Repubblica, ossia il biennio 1993-1994 in cui la Cosa Nostra di Totò Riina sferrò un attacco mortale al cuore dello Stato. Uno Stato che appare, tra le pagine del saggio, assente e distratto e che per tanti anni aveva tollerato o, forse, perfino favorito il dilagare del crimine organizzato per scopi oscuri. La narrazione è basata sugli esiti delle sentenze passate in giudicato e sul racconto dei collaboratori di giustizia che sono stati coinvolti nelle azioni delittuose, secondo molteplici angoli visuali, derivanti dall’esperienza vissuta. Un volume fondamentale che, utilizzando le stesse parole dell’autore nella premessa “offre un compendio agevole per conoscere chi sono gli autori delle stragi del biennio 1993-94, commesse nelle città di Roma, Firenze e Milano, e come si è giunti alla loro individuazione e condanna con sentenze passate in giudicato, in modo che i ricordi ingialliti dal decorso dei decenni non svaniscano e possano costituire un monito per il futuro per evitare di rivivere il nostro tragico passato”.