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Il camerino dagli specchi incrociati

Il camerino dagli specchi incrociati

Caesar Philips si sveglia ogni mattina alla stessa ora non appena scatta - per un guasto finora non riparato - l’antifurto del vicino, circa alle sette. I gesti con cui inizia la giornata sono sempre gli stessi, oliati da uno strato di abitudine accumulato da anni, senza alcuna improvvisazione o nota di colore. Dopo un caffè veloce, ingollato senza alcun piacere, Caesar se ne sta qualche tempo nel terrazzino, in attesa del postino, fremente di avere qualche novità che puntualmente non arriva. Allora Caesar si alza e pensa andrà meglio, si convince che sicuramente nel pomeriggio andrà meglio... Paul tende a svegliarsi naturalmente non appena i primi raggi di sole si allungano deboli sul suo letto fino all’armadio a specchio. Anche questa mattina, come sempre, si stira con il corpo per dargli tempo di ritornare alla realtà e piano piano riapre gli occhi. Cinque persone, dieci occhi, lo stanno guardando. Due alla sua destra, due alla sua sinistra e una, gigantesca, orribile, sul lato corto del letto. Sono i genitori, i fratelli e la zia di Paul... Josh ha un terribile mal di testa, come gli accade di frequente. Per fortuna, lungo la strada che percorre per tornare veloce alla sua villa in città, ha sede una piccola erboristeria. Non esita a parcheggiare veloce ed entrare con passo spedito e sicuro da avvocato di successo nel negozio. La commessa, in chiusura e divertita dai modi spavaldi di quell’uomo sicuro di sé, gli propone una piccola fiala da assumere poco prima di andare a dormire. Josh esce soddisfatto e arriva presto alla sua dimora, solo come ogni sera...

Il giovane Antonio Invito firma per Aletti Editore questa raccolta di venti racconti fra loro molto diversi, accomunati però da una certa atmosfera di sospensione che a volte declina verso toni cupi da horror e a volte sfuma in una dimensione irreale più morbida, quasi magica, onirica. Il linguaggio è molto ben utilizzato; probabilmente il desiderio, più che legittimo, di esprimere al meglio le proprie capacità tende un po’ a patinare certe descrizioni e narrazioni che avrebbero giovato, invece, di maggiore spazio da concedere al lettore e alla sua fantasia. Certamente la voce dell’autore, grazie a un profluvio di aggettivi e verbi correttamente incastrati e accuratamente scelti è ben riconoscibile, quasi teatrale, tanto che non si fatica ad immaginare questi racconti declamati da un palcoscenico. Spirito di osservazione e sensibilità non mancano allo scrittore che indaga con uno sguardo personale e curioso solitudini, amori non vissuti e sogni infranti ma non teme di toccare temi scomodi o inusuali come possono essere un omicidio passionale o un dolce amore fra gatti e di farlo con forme di narrazione che mescolano prosa e poesia, senza alcun indugio. I titoli dei singoli racconti sono anch’essi scelti con cura ed evocativi. Per chi ha voglia di leggere qualcosa di diverso e non ha paura di confrontarsi con l’idea di realtà differenti e sottili che possono incontrarsi e fra loro sfiorarsi.