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Il campo è aperto

Il campo è aperto

Valeria e suo padre hanno deciso di pranzare fuori. O meglio, lo ha deciso Valeria. Ha anche sbagliato giorno dell’appuntamento, ma per suo padre fa lo stesso. L’uomo le dice solo che si sente spiato da “quelli della televisione”. La figlia scuote la testa rassegnata. Ha voglia di una bistecca ma un cameriere del ristorante, che in quel momento è vuoto, le dice che non hanno possibilità di farli pranzare perché è tutto prenotato. Valeria non ha voglia di fare questioni. Non ora, non mentre suo padre le ripete come una litania che si sente spiato. C’è una panchina poco lontano e c’è un bellissimo sole nonostante sia inverno. Si siedono e restano lì, in silenzio. Forse un silenzio così intimo, profondo, si può mantenere solo con i propri genitori… Valeria è una bambina. Sono a casa e sta, probabilmente, facendo i capricci. La mamma, stanca, perde la pazienza e le spacca in testa il piatto di carne con il sugo. Alla tv c’è Edwige Fenech che presenta “Domenica In”. Una delle solite domeniche passate a casa che terminano con litigi violenti e strazianti incomprensioni… Valeria è una scrittrice emergente e durante un festival letterario incontra Clara Sereni. “Casalinghitudine” è il libro che le ha fatto venire voglia di scrivere, che l’ha ispirata e incontrare Sereni è per Valeria una emozione enorme…

La ballata delle prugne secche (2006) è stato il fortunato libro di esordio di Valeria Di Napoli (Pulsatilla è il suo pseudonimo) che ci fa fatto ridere e sorridere moltissimo. Valeria (Pulsatilla) era una ragazza molto giovane e una blogger che ci teneva incollati al monitor (e poi al suo libro) raccontandoci in maniera ironica la sua vita che un po’ era anche quella di tutti noi. Per un po’ di anni Pulsatilla è scomparsa dai radar (almeno dai miei) ma quel suo libro è rimasto nella mia libreria per ricordarmi di aver avuto vent’anni e di essere stata ciò che sono stata. Il campo è aperto è il romanzo (forse il memoir sarebbe più appropriato) della maturità di Valeria Di Napoli. Tra amori tossici, problemi di anoressia e bulimia, la malattia mentale del padre e il sospetto di averla in qualche modo potuta ereditare, la vita di Valeria è raccontata attraverso fotogrammi rapidi, quasi come se fosse un flusso di coscienza, in cui il tempo non scorre in linea retta, passato e presente si fondono. La scrittura è asciutta, tagliente. Pulsatilla non ci concede tregua e riesce a tenerci incollati alla sua narrazione che si fa leggera o più profonda a seconda dei momenti e non perde mai la sua grazia e la sua straordinaria ironia. Bellissimo e dolente il racconto della sua amicizia con la scrittrice Clara Sereni. Mi è mancata Pulsatilla, ora lo so. E non vedo l’ora di leggere ancora qualche suo lavoro. Bentornata, Valeria.