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Il cannibale

Il cannibale

L’ispettore domanda a Pascal Bonare se il sangue che macchia la camicia bianca e l’abito blu notte gli appartenga, per non parlare della mano pelosa insanguinata appoggiata sulla scrivania. Ebbene, l’uomo nega e solleva la mano per mostrare che non ha ferite. L’ispettore avvicina la tastiera del computer e prosegue con le domande: c’erano due donne sul posto? Una bruna e una bionda? Sono arrivate su una Fiat Dino Coupé rossa del 1969? Bonare conferma con sicurezza ogni dettaglio e poi arriva il momento di parlare dell’uomo, un contatto di lavoro appena conosciuto, probabilmente tedesco, che pranza insieme a lui. Mangiano, bevono, parlano ed ecco che la donna con i capelli scuri e abiti eleganti sopraggiunge dalla cucina, ha una pistola in mano e la punta contro l’uomo al tavolo con lui. Spara tre colpi: due al petto, uno all’occhio sinistro. Precisa, calma, poi si dirige verso l’uscita, abbandona il locale e sale sull’auto guidata dalla donna bionda, per andarsene via insieme. Bonare racconta i fatti, è sicuro che fosse l’uomo l’obiettivo, è arrivato a bordo di un grosso pick-up americano, dentro con lui un grosso cane barbone nero. Né lui né il cameriere sono mai stati in pericolo, solo l’uomo, dichiara. L’ispettore vuole sapere dove si trova l’uomo, ma è una domanda a cui non può rispondere. Colpito da tre proiettili sparati da vicino, riverso contro lo schienale della sedia come una bambola di pezza, col volto devastato, d’un tratto si è raddrizzato, ha emesso un verso, preso un tovagliolo dal tavolo per tamponare il buco dove prima c’era il suo occhio, poi si è alzato, ha iniziato a urlare in una lingua incomprensibile per lui, ha oltrepassato la porta della cucina ed è sparito. Questa è l’incredibile deposizione che Bonare ha rilasciato agli agenti sopraggiunti sul posto ed è quanto continua a confermare. Per l’ispettore non c’è scelta, deve lasciarlo andare, a patto che resti a disposizione e che, qualora l’uomo sopravvissuto si faccesse vivo, gli suggerisca di fare un salto in centrale per rispondere a qualche domanda...

Un antefatto surreale dà il via a una storia inaspettata, fuori dagli schemi e capace di fondere generi diversi, amalgamando la critica sociale al grottesco. Lute, responsabile del reparto Vendite e Qualità dell’Aletta, azienda farmaceutica che produce capsule per medicine, è un quarantenne allampanato e freddoloso a cui la direttrice dell’azienda, l’algida Klara, affida un compito orrendo: persuadere tutto il personale della sua area a dimettersi, infatti l’Aletta è stata venduta a una società svizzera e occorre ridimensionare, ovviamente in cambio Lute avrà “un posticino”. Ed ecco che la paura di assumersi quella enorme responsabilità lo spinge ad accettare l’aiuto di Lombard, un cacciatore di teste, che agisce con un bizzarro compagno e un inquietante cane nero. Tom Hofland sviluppa da questo punto di partenza un romanzo tragicomico e frizzante, attraverso una serie di eventi che vi strapperanno più di un sorriso incredulo (umorismo e originalità gli sono valsi il Bank Literature Prize BNG 2022) e qualche amara riflessione. Colpisce il contrasto tra l’Aletta, un blocco rettangolare di sei piani con vetrate bordate di marmo bianco (sopra l’ultimo piano c’è la direzione e poco distante la fabbrica, un edificio rosso con ciminiere in acciaio) e i boschi Veluwe dove è stata costruita, nell’est dei Paesi Bassi, la più grande area boschiva dell’Olanda, meta frequentata dai turisti in quanto ospita l’omonimo parco naturale (con cervi, volpi e persino il bisonte europeo, reintrodotto nel 2016). Tom Hofland racconta il mondo aziendale con cruda originalità, evidenzia come l’esistenza dei lavoratori diventi insignificante rispetto al profitto e a esigenze organizzative. I loro diritti un fastidio da rimuovere. Hofland ha pubblicato alcuni romanzi e una raccolta di racconti (ha esordito nel 2017 con il romanzo storico Lyssa), inquietudine, mistero e soprannaturale caratterizzano la sua produzione letteraria. Appassionato di storia, scienza e musica, ha scritto opere teatrali e articoli ed è impegnato come produttore radiofonico (per cui ha ottenuto candidature a premi del settore), dal 2022 è creatore e co-conduttore del podcast scientifico ATLAS. Adora Yorgos Lanthimos e se il suo sogno nel cassetto in passato è stato quello di diventare un regista, oggi il suo sogno è quello di trasformare Il cannibale in un film.