L’avvocato Edvard Libotz si è trasferito in una piccola città adagiata su un fondovalle in una regione montuosa a nord di Holaveden, in Svezia. Un fiumiciattolo la attraversa e anni indietro era più popolata per via delle famose terme, oggi in disuso. È abitata da attempati pensionati, vedove e infermi che stanno seduti sulle panchine del parco, passeggiano lungo il fiume o occhieggiano da dietro le finestre la vita che scorre. Sulla grande piazza si affacciano la chiesa, il municipio, il Ristorante di Città, la banca, una libreria, la posta e il telegrafo. Sulla strada a nord vicino al fiume c’è una casa ad un piano, bruttina in verità, con cortile, stalle, un giardino e un piccolo stabilimento balneare: è un’osteria rustica, frequentata da gente comune. L’interno del locale invece è grazioso e di buon gusto, l’atmosfera tranquilla e familiare e questo a Libotz piace davvero molto. Askanius ne è il proprietario, dal suo bancone dirige la sala, mentre sua moglie è in cucina. Lui conosce tutti i suoi clienti, anche quelli che appena hanno due soldi in più vanno al Ristorante di Città, per poi tornare da lui, magari a credito. Traditori, li chiama. La prima volta che Askanius vede Libotz nel suo locale, nota che il suo vestito nero è logoro e i suoi stivali sformati. Ha i capelli scuri, la fronte bassa e il colorito giallastro dei meridionali, ma non riesce a capire che professione potesse fare, ma da come si comporta sembra una persona a modo, educata e paziente. Di solito Askanius non si intrattiene con i clienti a chiacchierare, ma quando la sera arriva l’ispettore capo Tjärne si ferma volentieri, davanti ad un bicchierino, per raccontarsi le fatiche della giornata. È in quel momento che Askanius viene a sapere chi è il nuovo arrivato in città: è un avvocato che vuole aprire uno studio...

August Strindberg, per la vastità e l’importanza della sua produzione letteraria - oltre settanta volumi - è uno dei più grandi autori scandinavi di tutti i tempi. Questo però non deve frenare il neofita, infatti la lettura de Il capro espiatorio è scorrevole e offre importanti spunti di riflessione. Questo è possibile grazie alla traduzione, alla cura e all’esaustiva introduzione di Franco Perrelli, insignito dello Strindbergspris della Società Strindberg di Stoccolma nel 2014. I tanti personaggi, perfettamente delineati sia dal punto di vista caratteriale che psicologico, fanno sì che il libro possa essere letto su vari livelli. Il tema della solitudine e di come l’uomo la affronta nei rapporti sociali e rispetto alla propria missione esistenziale è cardine del romanzo. Ne Il capro espiatorio traspare uno Strindberg diverso dal solito nei confronti dei rapporti uomo donna e familiari, stavolta non è crudele e non è misogino. Pur non essendo un ottimista, nel romanzo l’autore lancia uno sguardo più accomodante verso la vita e persino l’aldilà. Le citazioni bibliche, il modello di Giacobbe o Giobbe con la sua invettiva verso Dio quando il male si accanisce sugli uomini, porgono la domanda su quale sia il rapporto tra Dio, gli uomini e il male. Questo carattere religioso molto forte e di interrogazione è bilanciato dalla figura del protagonista, l’avvocato Libotz. Pensato da Strindberg come una specie di idiota à la Dostoevskij, come un uomo assolutamente buono, quasi un martire, che arriva in questo villaggio dove nessuno lo vuole. Lui è timido, ma vuole farsi una vita, si volge al nuovo, apre lo studio legale. In seguito, comincia la guerra degli abitanti del luogo nei suoi confronti, perché lui è un estraneo e non solo geograficamente. Lo straniero di Camus insegna. Il personaggio di Libotz cerca in tutti i modi di fare il bene, è guidato da un’etica quasi religiosa e dalla sua indole personale. Però, come una maledizione, tutto quello che tocca si trasforma in male. Strindberg crea con Libotz una chapliniana figura comica, anzi tragicomica. La parola peccato, presente sovente nel testo, richiama al peccato originale dell’umanità e l’autore avanza il sospetto che ci sia un peccato originale anche del divino. Nonostante il disastro spirituale, personale, lavorativo, erotico che il protagonista lascia, con la sua fede spera, andandosene, in qualche cosa di migliore. Il personaggio dell’oste Askanius è l’esemplificazione massima dell’egoismo dell’uomo, accecato ed ingannato persino da sé stesso. L’ispettore capo Tjärne ha problemi familiari, è costretto a fare il male ma lo fa con una certa compiacenza. Alla maniera romantica questi tre personaggi sembrano marionette nelle mani di un’entità superiore. Come se fossero indotti da fuori. Chi li guida? Shakespeare viene citato spesso nel romanzo con spunti presi da Macbeth, Re Lear, la Tempesta. Ne Il capro espiatorio Strindberg manifesta disillusione nei confronti del materialismo e verso le ideologie dell’epoca, notando che c’è comunque qualche cosa nel destino degli uomini che si apre verso altro. Sulla natura di questo altro gli interrogativi sono molteplici. Nell’ultimo Strindberg, romanzo e dramma possono essere facilmente interscambiabili. Controllando i suoi appunti di scrittura, ci sono piani per la drammatizzazione dei romanzi e drammi che presuppongono uno sviluppo di ordine epico e narrativo.