Salta al contenuto principale

Il cardo e la spada

ilcardoelaspada

Il dolore del parto è insopportabile. “Che faccio?” sono le parole che rimbombano nella testa di Rose, mentre cerca di mantenersi lucida e seguire le parole della mammana. Non guardare in alto, ma guardare in basso e spingere. Spingere con tutta la forza che ha nel corpo. Il destino non è stato clemente con i “Fiori Del Caithness”: è così che Rose e Nell si sono fatte conoscere tra gli uomini dei vari eserciti. Una vita spesa sui campi di battaglia al seguito delle truppe, nella speranza di non morir di fame né di freddo. E invece Nell se n’è andata in una gelida mattina d’inverno, in un delirio di febbre e nostalgia e lasciandola sola al mondo. Non era raro tra le donne “del mestiere” restare incinte; una parola con la donna a capo del bordello di campo e il problema è risolto per sempre. Eppure lei è in un bagno di sudore, sfiancata dalle contrazioni e terrorizzata da quello che accadrà di lì a poco. A metterla in quella condizione, un uomo che nove mesi prima le ha fatto una proposta che non poteva essere rifiutata. La proposta Rose l’ha ricevuta mentre era in attesa di poter abortire, in una sala d’attesa tutto fuorché rispettabile, circondata da lamenti di altre donne come lei. Quell’uomo – lo stesso che non stacca gli occhi da lei adesso, aspettando di vedere il neonato - le si è avvicinato come se stesse aspettando proprio lei, e nel giro di mezza parola soffocata e detta a mezza bocca le ha proposto di tenere il bambino. In cambio avrebbe pagato bene e poi avrebbe portato il neonato con sé lasciando Rose libera di continuare a vivere la sua vita, senza doversi preoccupare di una bocca in più da sfamare. Due piccioni con una fava: si sarebbe liberata del bambino senza rischiare la vita per l’aborto e per nove mesi avrebbe fatto una vita più dignitosa di quella a cui era abituata, evitando la fame, il freddo e la marcia forzata dietro gli eserciti. Un pensiero di non oltre tre minuti prima di accettare, eppure, mentre è in quel letto sudicio, Rose non riesce a ricordare più perché è stata così impulsiva. I dolori la stanno dilaniando e a confronto il patire la fame sembra una passeggiata. Spera solo che tutto finisca in fretta, e per questo decide di spingere un’ultima volta più forte…

“Quello che avevo in mente, inizialmente, era un romanzo ambientato durante la guerra civile inglese; ma poi mi son resa conto delle tante analogie con la Guerra dei Trent’anni […] e di quanto questa guerra abbia influito non solo sulla storia dell’Europa ma anche su quella inglese”. Considerata e chiamata da tutti la Grande Guerra fino allo scoppio di quella combattuta tra il 1915 e il 1918, la Guerra dei Trent’anni fu il conflitto che definì il futuro dell’Europa e delle nazioni coinvolte. Divisa in quattro fasi, si caratterizzò per l’estrema brutalità, provocando oltre 12 milioni di morti e guadagnandosi il titolo di “peggior catastrofe mai abbattutasi sulla Germania”. È in questo scenario che si viene catapultati dalla scrittura di Elisabetta Sala, insegnante di lingua e letteratura inglese con una specializzazione in Storia, al suo secondo romanzo. Vera protagonista è la paura: della fame, della malattia e della morte, “un mostro che, al pari della speranza, toglie la capacità di pensare”. La vicenda è raccontata dalle voci e dalle sensazioni di Rose, ex prostituta, e Brian, mercenario stanco della guerra e desideroso di trovare un posto tranquillo dove trascorrere il resto della vita, che per un fortuito caso si troveranno a incrociare le loro strade. Al contrario di quello che si potrebbe trovare in altri romanzi storici, ne Il cardo e la spada i personaggi sono completamente immersi nel loro periodo storico: non ci sono elementi anacronistici che permettono l’identificazione con la mentalità del lettore, non è presente il pensiero “illuministico” proprio perché siamo in un secolo antecedente a quello dei Lumi. Un elemento che se da un lato può risultare estraniante, dall’altro è in grado di rendere perfettamente la vita dell’epoca. Anche la mancanza di lieto fine o di un momento di redenzione per i personaggi sottolinea ancora una volta la brutalità della guerra, nella quale l’unico reale movente è l’ottenimento del potere, anche a costo di provocare indicibili sofferenze.