Dieci anni dopo la fine della Guerra d’Indipendenza dello stato di Israele, il maggiore David Zrachia esce dalla sua casa di Kiryat Chayim con il figlio di sette anni e si reca con il suo furgone militare a Degania Alef per fargli vedere il carro armato. Attorno ai resti del carro, David vede un gruppo di turisti ascoltare un uomo che, vestito in tuta da operaio, racconta di come abbia fermato il blindato con una sola bomba molotov. Zrachia non dice una parola fino al suo ritorno a Kiryat Chayim. Qualche giorno dopo decide di portare il ragazzino invece da un suo amico a Tel Aviv. Questo amico si chiama Reuben Packer ed è un ingegnere esperto di sistemi di refrigerazione che lavora presso un’azienda di frigoriferi. Packer è stato anche il diretto comandante di Zrachia durante la battaglia di Degania e quindi spiega nel dettaglio come sia stato proprio David a fermare il carro siriano. Come prova mostra al bambino la pistola sottratta al carrista. Il bambino poi cresce e diventa ufficiale nel corpo dei carristi mentre suo padre, che nel frattempo è diventato tenente colonnello, comanda una base in cui si tengono corsi per meccanici di mezzi corazzati vicino a Beer Sheva, nel sud del Paese. Nonostante sia passato tutto questo tempo, il mistero su chi sia stato il vero responsabile della distruzione del carro siriano ancora non è stato svelato e anzi ci sono altre tre persone che si dichiarano i veri eroi di questa impresa leggendaria…

Assaf Inbari è il grande narratore di Verso casa e in questo suo Il carro armato ritorna a raccontare di Israele. Lo spunto è quello di un rottame di un carro armato risalente alla guerra del 1948 e abbandonato nei pressi di un kibbutz della Galilea, sulle sponde del lago di Tiberiade. Il carro è stato lasciato così a imperitura memoria dell’eroismo dello spirito sionista quando l’esercito siriano invase la Valle del Giordano per tentare di distruggere la presenza ebraica nell’area. Si racconta che Shalom Hochbaum, un membro di Degania, abbia scagliato una molotov contro il cingolato, fermandone l’avanzata e spaventando così a morte i siriani, costringendoli alla ritirata. Una verità tramandata a generazioni di turisti e studenti dello stato d’Israele. Inbari però ha scoperto che ci sono almeno altre quattro persone che si proclamano gli artefici dell’attacco. Chi è il bugiardo? Ma soprattutto perché? Tutti hanno una versione credibile e, come in un romanzo, Inbari ne racconta le vite con tutti i chiaroscuri per metterne in evidenza le verità e le menzogne, quasi fosse un’indagine poliziesca all’interno di un giallo. Una storia particolare che è lo spunto per l’universale, per spiegare come la storia possa essere manipolata per svariati motivi. Dinamiche che esistono da sempre. Perfino nel secondo libro di Samuele 21:19 viene narrato che il gigante Golia fu ucciso da un uomo di nome Elchanan.