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Il caso Alaska Sanders

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3 aprile 1999. New Hampshire. Stati Uniti. Sono le sette del mattino e una donna sta correndo da sola, lungo la Route 21, mentre si gode il paesaggio verdeggiante che la circonda. Ha le cuffiette e ascolta musica, mentre procede a ritmo sostenuto. La giornata le sembra perfetta, pensa mentre controlla il respiro e si impegna a mantenere una falcata costante e veloce: deve essere al meglio di lì a due settimane, quando prenderà parte alla maratona di Boston. Dopo la stazione di servizio di Lewis Jacob e l’incrocio di Grey Beach, svolta sulla strada sterrata - che i turisti prendono d’assalto in estate ma che ora è deserta - che porta a un parcheggio, dove nota una decappottabile blu con la targa del Massachusetts, ma non vi presta troppa attenzione. Imbocca un viottolo e si dirige verso la spiaggia. È quasi al limitare degli alberi, quando scorge una sagoma che la fa fermare all’istante. Il terrore la paralizza, mentre pensa che non deve assolutamente fare alcun rumore, se non vuole venire aggredita. Prima si nasconde dietro un tronco, poi scappa più in fretta che può, corre fino alla stazione di servizio di Lewis Jacob e grida con tutto il fiato che le resta di chiamare la polizia. Poco dopo, l’agente di polizia Peter Phillips è sul luogo indicato dalla donna e si trova di fronte a una scena raccapricciante: un orso sta banchettando con il corpo di una donna. Phillips non ha mai sparato un colpo prima di quel momento, ma è costretto a far fuoco sull’animale, uccidendolo. Quando, in seguito, il sergente Perry Gahalowood analizza il luogo in cui si è verificata l’aggressione, è chiaro fin da subito che l’orso ha consumato la carne della donna in qualità di spazzino. Gli orsi attaccano gli umani per difendere i loro territori, non per mangiarli. Quando l’animale l’ha trovata e ha cominciato a farne scempio, dunque, la donna era già morta…

Riecco Joël Dicker, a due anni di distanza da L’enigma della camera 622. L’autore di origine svizzera torna a occuparsi di Marcus Goldman, già protagonista de Il libro dei Baltimore e La verità sul caso Harry Quebert, gli altri due episodi della trilogia. Il nuovo romanzo si pone esattamente a metà ed è il sequel del primo e il prequel del secondo. Vede al centro della scena lo scrittore già noto ai lettori che, schiacciato dal peso della celebrità, attraversa un periodo buio e complesso, per superare il quale cerca aiuto dal suo più grande, o forse unico, amico, quell’Harry Quebert che a sua volta si è isolato dal mondo e vive in una località del New Hampshire, dove risiede anche il rude poliziotto Perry Gahalowood, con il quale Marcus ha collaborato proprio al tempo del caso Quebert, stringendo con lui un legame piuttosto profondo. Anche l’ironico poliziotto non sta attraversando il suo momento migliore, perché convinto di aver commesso, dieci anni prima, una serie di errori che lo hanno condotto all’affrettata e opinabile chiusura di un caso di omicidio. Quando quindi si decide di aprirlo nuovamente, Marcus offre la sua collaborazione, per cercare di trovare il bandolo di una matassa decisamente contorta. Dicker utilizza, nel nuovo romanzo che ha diviso la critica francese tra detrattori e ammiratori, una formula che ha già più volte collaudato e che si è ripetutamente rivelata vincente: l’espediente del cold case che crea una storia nella storia, all’interno della quale si muovono i vari personaggi e vicende articolate e complesse prendono corpo. Tutto è studiato con una precisione millimetrica: il vissuto di ogni personaggio è un intricato groviglio di fili e nasconde segreti che nessuno ha intenzione di svelare. Inoltre tutti, dal primo all’ultimo, mentono, per le più svariate ragioni. Ci si trova di fronte a mille false piste, a informazioni fornite con il contagocce, a una trama fitta di incastri e colpi di scena capaci di alimentare la curiosità del lettore e lasciarlo con il fiato sospeso per tutta la durata della narrazione. Le pagine scorrono lievi, grazie a una prosa curata, a volte un po’ malinconica, che mostra l’abile gioco di rimandi e specchi, da sempre firma esclusiva dell’autore. Un romanzo che sa mantenere un ritmo incalzante per l’intera vicenda; una lettura avvincente e necessaria per chi desideri chiudere il cerchio attorno a cui ruota la vita di Marcus.