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Il caso di Miss Beatrice Cade

Il caso di Miss Beatrice Cade

Londra, agosto 1923. In ufficio sono tutte in fibrillazione. Il signor Morley, due settimane prima, ha dato la notizia ponendosi al centro della stanza e schiarendosi la voce. Ha detto che il mercato della cancelleria è in crescita e che, proprio per questo, un nuovo commesso viaggiatore sarebbe arrivato ad ingrossare le fila dei dipendenti entro un tempo piuttosto breve. E ora sono tutte lì, in ufficio, a far finta di essere impegnate in qualcosa, ma in realtà ansiose come non mai. La signorina Sheperd, per esempio, ha già sistemato più volte i fogli sulla scrivania, mentre continua a controllare l’orologio. Lo aspettavano per le nove e mezza, manca poco alle dieci e ancora non si è visto nessuno. Bea tiene d’occhio le sue colleghe e, quando finalmente la sagoma di un uomo alto si staglia all’ingresso dell’ufficio, Caroline si alza in fretta e si frappone fra lui e Bea, impedendole di vedere alcunché. Riesce solo a scorgere la spalla dell’uomo muoversi nel varco tra le ragazze, che si sono alzate per presentarsi, e stringere loro la mano, prima a Caroline e poi a Jessie. Bea scuote la testa e torna a far volare le dita sulla tastiera, pensando agli sforzi inutili che le colleghe stanno facendo per farsi notare da quell’uomo che, come ha spiegato il signor Morley, è sposato con una loro collega, la dattilografa che lavora nell’ufficio di Sunbury con il signor Simpson. È solo quando emerge il signor Montgomery che le ragazze finalmente si disperdono e permettono a Bea di vedere il nuovo arrivato, il signor Ryan: ha gli occhi scuri e la carnagione fresca. Quando i loro sguardi si incrociano, l’uomo le sorride e quel sorriso ha su Bea l’effetto di una scarica bollente che la fa avvampare e la costringe ad abbassare lo sguardo. Si concentra sulle lettere del rullo e si riscuote solo quando le giunge la voce del signor Morley. Alza la testa di scatto e il signor Ryan la sta ancora fissando, prima con aria seria, poi con un’espressione più dolce...

Quando si arriva all’ultima pagina del romanzo di Emma Flint – autrice inglese, classe 1974, da sempre appassionata di cronaca nera – la prima cosa che si desidera fare è cercare notizie sul fatto, realmente accaduto, da cui l’autrice ha tratto ispirazione. E la storia di Emily Beilby Kaye è una di quelle che lascia impietriti, una di quelle in cui la realtà davvero supera ogni fantasia, una di quelle che non si dimenticano. Partendo proprio da questo caso, agghiacciante, realmente accaduto, la fantasia e l’abilità scrittoria della Flint danno vita a un romanzo dal sapore cupo e acre. Nella Londra degli anni Venti, Bea si muove con una certa difficoltà. È una donna troppo matura per i suoi tempi e per l’ambiente lavorativo in cui è inserita: una realtà superficiale in cui a dominare sono il chiacchiericcio, il pettegolezzo e una buona dose di superficialità. E quando nell’ufficio irrompe il sorriso del signor Ryan, Bea ne rimane incantata e intrappolata. Forse è arrivato il momento in cui potrà chiudere il mondo fuori e godere di attimi rubati – Tom Ryan è un uomo sposato – capaci di scaldarle un cuore che pensava avvizzito ma che sa, al contrario, ancora ardere di passione. Bea pensa di essersi finalmente aggrappata alla felicità; invece viene trovata morta, fatta a pezzi. Comincia a questo punto una vera e propria discesa all’inferno, in un crescendo di colpi di scena in cui tutti sembrano, allo stesso tempo, colpevoli e innocenti. Tutti, a partire da Tom Ryan, sospettato numero uno, e forse anche da Kate, sua moglie, l’altra faccia della medaglia, quella su cui si riflettono le fattezze di un marito che di notte non dorme e mantiene lo sguardo perso nel buio. Un romanzo splendidamente costruito, che racconta uno scampolo di storia e cultura dell’Inghilterra del primo dopoguerra, quando sono i pregiudizi a dominare, insieme al bigottismo, al moralismo e a un perbenismo di facciata che nasconde parecchio marciume. Un racconto inquietante; uno spaccato di vita che mostra una società maschilista che si regge sul patriarcato; una lettura dolorosa in cui il destino di due donne si intreccia e rivela come entrambe, alla fine, siano le vittime.