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Il caso Mariuz

caso mariuz

Mentre sta tornando da una rigenerante vacanza in Val Camonica con la sua compagna, la Marzia, il commissario Luigi “Gigi” Bertè riceve una chiamata dal sovrintendente Parodi, che lo informa del pestaggio di Renzo Costa, cronista di nera molto conosciuto dalla polizia in genere e dal commissario nello specifico. Il giornalista, trovato esanime in un bosco da un cane e dal suo proprietario e successivamente soccorso dal 118, si trova ora in ospedale, in coma. Bertè si mette dunque subito al lavoro, sulle tracce degli aggressori senza la testimonianza della vittima che non può collaborare, indagando negli ambienti meno raccomandabili della città frequentati da Costa a caccia di scoop, tra colleghi e familiari, ma sembra che nessuno abbia elementi utili da fornire all’indagine: Costa è “una pulce nel paltò”, un cronista spregiudicato, un mastino che cerca la notizia ad ogni costo, qualche volta montandola ad hoc, qualche volta manipolandola, pur di venderla ai giornali con cui collabora da free lance e lavora in solitaria, senza anticipare nulla per paura che gli soffino lo scoop. La moglie è una sartina scialba e anonima, cui il marito non racconta nulla, mentre il complessato cognato sembra un’appendice della famiglia. E mentre il Bertè si impegna al massimo, come il suo solito, a trovare il colpevole e non un colpevole, si vede recapitare nella sua casa gialla la prima di tre lettere anonime, che metteranno in dubbio verità del passato dolorose e solo apparentemente sepolte...

Decimo capitolo della saga sulle inchieste del commissario Bertè - scritte tutte a quattro mani dalle sorelle Elena e Michela Martignoni sotto lo pseudonimo dedicato di Emilio Martini - Il caso Mariuz si qualifica all’altezza dei precedenti e non delude il lettore affezionato. Scorrevole e veloce, a tratti così schematico da sembrare quasi una sceneggiatura in versione light, coi capitoli intitolati con orari e luoghi della vicenda, e allo stesso tempo introspettivo, arricchito di riflessioni umane ad integrarne la trama, tanto da svelare quasi alcuni punti oscuri della personalità ombrosa del commissario. Ispirato a un vicequestore italiano in carne e ossa, Gigi Bertè ancora una volta cattura con le sue imperfezioni, l’intelligenza e l’aspetto anticonformista: “Anche lui faceva la sua figura. Da pirla. Coda crespa e insubordinata, calzoni senza piega, faccia da incazzato, borse sotto gli occhi”. Irrequieto e problematico, fa quotidianamente i conti con la sua coscienza, “la Bastarda”, che si insinua nei suoi pensieri e spesso lo rimette al suo posto, ora in versione matematicostatistica, ora latinista o anglofona, ricordandogli sogni inesauditi o dandogli consigli un po’ duri. Nella casa gialla convive con la Marzia, quella che libro dopo libro lo ha salvato da se stesso e dalla sua esistenza tormentata, tenendo un po’ a bada i fantasmi del passato e contribuendo al raggiungimento di una stabilità emotiva, passo passo nel suo percorso di trasformazione e maturazione.