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Il caso Olivetti

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A Ivrea gli Olivetti, a partire da Camillo, avevano sempre partecipato ai festeggiamenti per il carnevale, compresa la quasi feroce battaglia delle arance, che veniva di sabato a concludere i giorni di festa; e anche quando l’azienda non era più in mano alla famiglia – dopo, cioè, che ebbe perso il suo slancio e la sua gloria – i giovani Olivetti continuarono a prendere parte come protagonisti ai giochi, impersonando cavalieri e lanciando arance. Per questo, quando giunse improvvisa la notizia della morte, nel 1960, di Adriano Olivetti, la cittadinanza decise di annullare gli ultimi eventi carnevaleschi e partecipare in massa alla celebrazione funebre. A cavallo tra i due secoli, Camillo aveva fondato una piccola ditta locale per produrre un modello di macchina da scrivere. Pochi decenni dopo – superati il biennio rosso, il fascismo, l’espatrio – l’azienda ereditata dal figlio Adriano competeva con le grandi industrie statunitensi di elettronica, costruiva il primo calcolatore a transistor e, nel 1959, acquistava la Underwood, grazie a una storia di vivaci intuizioni, di spirito d’impresa e innovazione, di un rapporto speciale con i dipendenti, il territorio, la catena di montaggio. Proprio all’apice dello sviluppo della sua azienda, Adriano morì: di infarto, a quanto parve, su un treno. Durante il funerale, qualcuno trafugò dalla sua casa alcuni documenti importanti: non si seppe mai quali…

La storia di alcune aziende, come quella fondata da Camillo Olivetti, ha una portata tale da rispecchiare in sé la storia di un paese. Ma quando quel paese si trova al centro di mire politiche estere più o meno palesi e di un conflitto freddo tra superpotenze, la storia di una delle sue migliori aziende può farsi complicata e quasi oscura. È noto il modello di gestione di Camillo e poi di Adriano Olivetti, fondato su uno stretto rapporto tra fabbrica e territorio e su eccellenti condizioni di lavoro: un modello grazie al quale, mentre i durissimi scioperi alla FIAT venivano repressi con ferocia, l’azienda di Ivrea non vide mai alcuna protesta. Meno nota è la dirompente potenzialità raggiunta da alcuni dei risultati della Olivetti: il primo calcolatore interamente a transistor nel mondo, il primo calcolatore da scrivania, l’acquisizione di una grande ditta statunitense. Proprio negli anni in cui fiorivano i progetti di alta tecnologia in seno all’azienda, morì Adriano in circostanze quantomeno curiose e, pochi anni dopo, un incidente stradale tolse la vita allo sviluppatore Mario Tchou. Tutto questo Meryle Secrest ricostruisce e racconta con precisione e dettaglio, inoltrandosi nei dubbi e nei cattivi presagi che non sono mai stati sciolti, senza trascurare le contese internazionali, le trame di spionaggio industriale, ma neanche – d’altro canto – la vita personale dei protagonisti di questa storia, i loro amori e le loro passioni politiche. Fondato su testimonianze, libri, interviste e incontri, questo saggio ci restituisce una storia ancora troppo poco indagata e uno scorcio inquietante e affascinante della storia d’Italia.