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Il castello di ghiaccio

Il castello di ghiaccio

È un pomeriggio autunnale, il buio incombe e con lui il gelo. Il crepitio del ghiaccio che si rinsalda sul lago raggiunge Siss come uno scoppio improvviso e alimenta la sua paura. Avanza lungo il sentiero per raggiungere la casa di Unn, la ragazzina orfana che da qualche mese si è trasferita a casa della zia, nella loro zona. Frequentano la stessa classe, hanno entrambe undici anni, ma sono diverse come il giorno e la notte. Siss è popolare a scuola, viene da una buona famiglia, vive in una bella casa, è graziosa e tutti le ruotano intorno, è la leader indiscussa del gruppo. È abituata a essere il catalizzatore delle attenzioni altrui e le piace. Unn al contrario è schiva, silenziosa, infelice, vive in una casetta spoglia, sua madre è morta e non era sposata, quindi non c’è un padre che possa prendersi cura di lei. Nonostante siano così diverse avvertono l’attrazione reciproca e a scuola, pur restando a distanza, i loro sguardi si cercano di continuo. Oggi, finalmente, è giunto l’invito inatteso nella spoglia casetta e Siss è in balia di tante emozioni. Arrivata a destinazione la zia di Unn la accoglie con ogni riguardo, ma l’orfanella vuole la compagna tutta per sé e la trascina nella propria camera, che si premura di chiudere a chiave. Siss desidera conoscere la ragazzina misteriosa, ma ne è anche turbata. Imbastiscono una conversazione superficiale, si lanciano sguardi sfuggenti, poi Unn prende uno specchio e osservano insieme i loro volti. È meraviglioso scoprire la luce che irradia da entrambe, è un legame istintivo quello che le vincola in un attimo, quasi magico. Insolita la richiesta della giovane ospite: desidera che Siss si spogli con lei. La ragazzina acconsente, non trova ci sia nulla di male, ma d’un tratto Unn, mentre la scruta, si irrigidisce e le ordina di rivestirsi. La tensione le imprigiona di nuovo e quel pizzico di complicità che sembrava aver preso vita svanisce. Siss vuole andare a casa, ha paura, avverte l’inquietudine strisciare nel suo animo. Una insopportabile sensazione di pericolo la costringe ad allontanarsi di corsa dalla piccola capanna...

L’amicizia, soprattutto in giovane età e se è sollecitata da una forte attrazione, può travolgere. I sentimenti che si provano sono di un’intensità unica, difficili da gestire nella prima adolescenza. È così che la ragazza più popolare della scuola lega inaspettatamente con l’ultima arrivata, l’emarginata senza famiglia. Due anime opposte si attraggano, è il preludio di una irresistibile amicizia. La vita però detta le sue regole, basta un fraintendimento, un momento di imbarazzo per cedere il passo al dramma. La famiglia, gli amici, gli insegnanti non hanno il potere di scalfire l’armatura di sofferenza in cui un’adolescente può rinchiudersi. Promesse solenni, sensi di colpa, perdita, sono tutti elementi che possono logorare l’anima e isolare dal mondo. Tarjei Vesaas (1897/1970), giornalista e drammaturgo autodidatta, figlio di contadini, è considerato uno degli autori più rappresentativi della letteratura norvegese, in particolare per il simbolismo delle opere. Candidato per tre volte al Nobel, influenzato dagli scritti della celebre Selma Lagerlöf (come dargli torto), racconta una storia dalle atmosfere glaciali e pericolose, con momenti di inquietudine perfettamente in linea con le lunghe notti nordiche e lo fa servendosi di un linguaggio raffinato, a tratti barocco, misterioso, in cui le dinamiche tra uomo e natura sono le vere protagoniste. Il castello di ghiaccio – così la gente del villaggio chiama la maestosa cascata che si trova oltre il lago – incombe con la sua magnificenza. Il gelo ne ha cristallizzato il flusso d’acqua in ramificazioni e getti che sembrano guglie e padiglioni, cunicoli e passerelle. Una struttura labirintica che esercita una forte attrazione sui ragazzi, con i suoi anfratti e passaggi segreti, dove un bambino curioso può insinuarsi con ingenuità e non trovare via d’uscita. La primavera infine sopraggiunge, il ghiaccio si scioglie, la morte non cancella il ricordo e la vita riprende il suo corso. Pubblicato nel 1963, il libro è valso al suo autore il Premio del Consiglio Nordico per la letteratura.