Salta al contenuto principale

Il cavaliere artificiale

Il cavaliere artificiale

L’intelligenza artificiale è solo uno strumento straordinario per superare i limiti cognitivi dell’uomo? Se alla tecnologia deleghiamo l’organizzazione dei processi decisionali e la produzione di conoscenza, cosa accade alla responsabilità, alle competenze umane più autentiche? “L’immaginazione va coltivata con cura” ed esaltata, a fronte della promessa di efficienza e velocità delle tecnologie più avanzate. Non possiamo delegare tutto, né possiamo accettare l’omologazione che, inevitabilmente, marchia ogni produzione artificiale. Uno dei valori da non trascurare è sicuramente l’attenzione. “Calvino ci suggerisce che il modo in cui guardiamo il mondo determina ciò che possiamo comprendere di esso. L’attenzione diventa, quindi, un gesto immaginativo: un modo per abitare la complessità”. Nelle organizzazioni complesse, infatti, le competenze umane più rilevanti sono quelle che consentono di saper scegliere, filtrare; per farlo, occorre tempo. Se, invece, si osserva come sta diminuendo la nostra capacità di attenzione – l’attention span – c’è da preoccuparsi. In poco meno di quindici anni, il calo è impressionante: si è passati da dodici a otto secondi, con picchi negativi soprattutto nei bambini sotto i dieci anni. In questo contesto, l’autore di Il cavaliere inesistente ci fa capire che l’attenzione, questa risorsa così preziosa e impoverita, è un “anticorpo culturale”…

Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura, cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez: agli amanti di Calvino e, in particolare, della trilogia I nostri antenati, la carrellata di nomi e casate non è nuova né suona strana. Il Cavaliere inesistente, così come il Visconte dimezzato e il Barone rampante, è uno dei paladini di Carlo Magno, schierato “sotto le rossa mura di Parigi” in un pomeriggio estivo talmente caldo da arroventare le armature. L’elmo del nostro, tuttavia, non protegge un volto, né carne, né ossa. “Io non esisto, sire”, spiega il cavaliere, pronto a mostrare comunque il suo valore sul campo e un’incrollabile forza di volontà. Il racconto, meraviglioso, di Calvino riserverà al lettore molte poetiche sorprese. E ha ispirato anche il nuovo titolo di Andrea Prencipe e Massimo Sideri che completano così la loro trilogia dell’innovazione, dopo Il visconte cibernetico e L’innovatore Rampante, tutti editi nella bella collana Nautilus di Luiss University Press. Nella prefazione, il designer e storico del Medioevo Jeffrey Schnapp analizza la figura del celebre ibrido protagonista di storie e favole, una creazione ingegnosa, “oltre i limiti del mondo naturale”. Nell’epoca che stiamo vivendo, la tecnologia passa dalle mani degli artigiani che forgiavano corazze e lance agli artefici dell’intelligenza artificiale generativa. Cosa resta dell’uomo e della collettività se affidiamo all’IA compiti che potrebbero definirsi cognitivi? Prencipe, economista, già rettore dell’Università Luiss, e Sideri, giornalista e saggista, tornano al profetico Calvino per ricercare chiavi interpretative del comportamento umano e dei modelli sociali in un contesto digitale, fatto di dati intangibili. Essenza, memoria, confine, attenzione e immaginazione sono le pietre miliari del percorso, che conduce alla consapevolezza di un futuro ancora possibile da riscrivere. Il viaggio di rilettura coinvolge tanta altra letteratura ma interpella anche le scienze sociali e i paper scientifici, da Turing ai padri di ChatGPT e degli altri LLM.