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Il cerchio sacro dei Sioux

Il cerchio sacro dei Sioux

Sono stati i “signori della praterie” americane. Impareggiabili cacciatori di bisonti, abili come nessun altro a destreggiarsi sui Cani Sacri, i cavalli apparsi all’improvviso in mezzo ai loro teepee. Sono i Lakota-Sioux. Uomini liberi, coraggiosi, rispettosi della natura e devotissimi al Wakan Tanka, il Grande Mistero, nel quale sperano di annullarsi dopo la morte. Dalle foreste del Minnesota si spostano nel corso del ’700 a ovest, dove, al di là del Mississippi, trovano sterminate pianure in cui vivere cacciando. Soprattutto si stabiliscono nelle Black Hills, le Montagne Nere, le Paha Sapa, il Cuore Pulsante della Terra, il luogo da cui secondo la tradizione Lakota tutto avrebbe avuto inizio. Qui avrebbero voluto starsene in pace, seguendo le proprie credenze in comunione con le norme del tiyospaye, la famiglia allargata fondata sulla solidarietà dei suoi membri. Ma non la pensano allo stesso modo i wasichu, gli uomini bianchi, intenzionati ad arricchirsi sfruttando le terre del West attraverso la costruzione di ferrovie e città. A nulla varranno i tentativi di mediazione di Nuvola Rossa con le autorità governative, né le imprese di Cavallo Pazzo e di Toro Seduto, né la leggendaria vittoria di Little Big Horn. Il mondo indiano finirà nel massacro di Wounded Knee. Dopo, per i pellerossa ci sarà solo il confinamento nelle riserve come se fossero animali in via di estinzione…

Il Cerchio Sacro del titolo rappresenta per i Lakota l’armonia tra l’uomo e l’universo e con il Wakan Tanka. È un equilibrio che è stato spezzato con la strage di Wounded Knee, che ha significato non solo la fine della libertà delle genti indiane ma anche il tentativo da parte dei bianchi americani di assimilarle alla propria cultura annullandone le tradizioni. Il cerchio sacro dei Sioux, libro cult sulla civiltà dei pellerossa d’America giunto alla terza edizione, pone l’accento sulla profonda spiritualità dei Sioux, vissuta in costante e intima relazione con gli “spiriti”, gli animali e ogni elemento naturale. A. Giorgio Salvatori, ex giornalista Rai e appassionato cultore della storia lakota, ripercorre le travagliate vicende delle tribù delle praterie, costrette a combattere sanguinose guerre contro i “soldati blu”, e descrive minuziosamente la loro affascinante visione del mondo. Per l’autore passato e presente dei Sioux negli ultimi anni sono tornati ad avere un legame indissolubile, che li spinge a battersi per recuperare il senso del sacro e per riaffermare la propria identità indiana, come dimostra la nascita del Si-Tanka Wokiksuye, la cavalcata rievocativa a Wounded Knee. Un viaggio non tanto celebrativo, piuttosto propositivo nel voler cambiare direzione, passando da una modernità mal assorbita ai costumi antichi per sentirsi ancora se stessi, lontani dagli stereotipi hollywoodiani, ricordando a tutti che gli Sioux sono uomini e donne in carne e ossa che hanno subito un genocidio senza fine.