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Il cervello di fuoco

Il cervello di fuoco

Anche chi solitamente frequenta altri generi, pure molto distanti dalla poesia, può sentire il bisogno impellente di scrivere versi. E se questa attività creativa diventa sistematica assume la funzione catartica di vera e propria valvola di sfogo. Perché l’espressione poetica è quella che può dare voce meglio di altre ai sentimenti più profondi ed intensi. Qui a parlare è soprattutto la Natura, concepita come il regno in cui è tangibile l’impronta inequivocabile della divinità. Con lei il poeta intreccia un legame indissolubile. Spesso vagheggia addirittura di dissolversi nel suo grembo accogliente: di farsi acqua, vegetazione, suono o profumo. Alla Natura concepita come madre benigna si contrappone il chiassoso frastuono della città. Città commerciale, grigia, prosaica, nella quale l’uomo perde la propria autenticità, la propria capacità di provare sentimenti genuini. A tacere, nell’ambiente urbano, non è solo la Natura, quindi, ma l’anima stessa. Ecco allora il desiderio di fuggire verso un altrove incantato, in cui ritrovare con la forza della fantasia le antiche creature del mito, cristiano o pagano; incontrare defunti mai del tutto morti, imbattersi in magiche creature che si annidano nel placido silenzio dei boschi; riascoltare la voce della Sfinge o di Cupido, e la musica arcana ed evocativa della Natura...

Emerson è noto soprattutto come viaggiatore e saggista. Sodale di Carlyle e ammirato dai maggiori esponenti del Simbolismo di fine Ottocento, a cominciare da Maeterlinck. Piace, di Emerson, il gusto per l’analogia, per la pittura sfumata degli sfondi naturali, per una visione della Natura intesa come entità misteriosa, che soltanto l’acuta sensibilità del poeta sa davvero scandagliare nei suoi elementi più profondi. E piace la capacità di costruire versi dalla suadente cadenza musicale, in cui la Natura stessa subisce un’affascinante metamorfosi, piegata com’è ai desideri fantastici del poeta. D’altra parte Emerson ha scritto fin dagli anni giovanili i suoi versi, saggiando la misura breve del frammento e quella lunga del poema, e facendo confluire nei suoi versi esperienze intellettuali e di vita; visioni e sogni. Questa ampia raccolta costituisce perciò un rilevante tassello, prezioso per arricchire il quadro di una produzione poetica, quella della fine dell’Ottocento, nella quale circolano motivi destinati ad ulteriori sviluppi novecenteschi. E propone finalmente in traduzione italiana, ma con testo a fronte, un’opera raffinata, lessicalmente sostenuta, ricca di tanti motivi e sostenuta dalla notevole cultura dell’autore.