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Il cervo di Horn Creek

Il cervo di Horn Creek

Il Gran Canyon non è più un luogo idoneo per fare escursioni, a causa del riscaldamento globale e delle abbondanti piogge le miniere in uso dal 1800 si sono allagate e l’acqua è fuoriuscita dalle gallerie riempiendo i bacini. I residui metalliferi hanno contaminato i canyon minori, incluso quello di Horn Creek: e insieme ai metalli d’estrazione è comparso l’uranio. Dopo i primi incidenti con escursionisti contaminati, colpiti da ustioni e intossicazioni, l’intera area è stata chiusa. A nessuno è permesso varcarne i confini, nemmeno alle guardie forestali addette al pattugliamento e al controllo dei branchi di cervi che abitano la zona. Per Sue è uno smacco, tormentata com’è dal desiderio di scoprire se il terrificante cervo maschio che ha incontrato durante una perlustrazione è frutto di un’allucinazione o è realmente figlio di quella terra infetta. Un cervo enorme, dal palco contorto e con spaventose zanne a rendere orribile il suo minaccioso bramito. Ma la sorte è pronta a concederle un’occasione. Ben trent’anni dopo quell’evento sembra che il fango radioattivo non sia più una minaccia e l’accesso al canyon è di nuovo possibile. A un passo dalla pensione Sue è disposta a scendere a compromessi pur di potersi spingere di nuovo in quella valle e cercare le tracce della creatura. Il momento giusto arriva quando sua nipote Katy, ormai diciottenne, le chiede di mostrarle le parti migliori del Gran Canyon, quelle misteriose e fuori dai consueti giri turistici…

“So che le radiazioni danneggiano le cose, ma quel cervo non era malato. Era più forte e pieno di spirito combattivo di qualsiasi altro animale avessi mai visto”. L’uomo, attraverso l’inquinamento, è solo uno dei fattori che portano alla nascita di una creatura simile: la vera artefice è la natura, capace di adattarsi e risanarsi al punto da generare la vita anche dal veleno. Che cosa ha mutato il cervo? È questo che tormenta Sue, là dove gli altri mostrano indifferenza e rassegnazione, lei desidera scoprire le cause, capire. La sua è una voce fuori dal coro. La spinge la volontà di non essere osservatrice passiva del cambiamento, vuole comprendere animata dalla preoccupazione verso le future generazioni, rappresentate dalla giovane nipote che appare subito ingenua, affamata di attenzioni, ossessionata dall’idea del successo e della popolarità online, al punto da sottoporsi ad impianti fisici di nanotecnologia spendendo tutto il suo fondo studi. I foto tatuaggi sotto pelle le permettono di immagazzinare energia solare per ricaricare i propri dispositivi tecnologici, perché la consapevolezza non conta, contano i like che riesci a ottenere, la gente che ti conosce e ti segue ti dà la misura del tuo valore. Specchio della società in cui tutt’oggi viviamo, il libro vuole mostrare i rischi della noncuranza verso l’ambiente, la facilità con cui ormai ci stacchiamo dalle cose concrete per vivere in funzione di ciò che gli altri pensano di noi. Le conoscenze dell’autrice Sarah K. Castle derivano dai suoi studi nel settore geologico e ambientale e dagli incarichi svolti per la tutela delle foreste e il controllo delle discariche. Il tutto prima di approdare ai corsi di scrittura creativa che l’hanno portata a dedicarsi alla fantascienza. La letteratura è uno strumento con cui può più facilmente raggiungere il grande pubblico e comunicare il suo messaggio. La prima parte del volumetto presenta il testo originale in lingua inglese, alla fine invece troviamo un saggio della Castle sulle Ere geologiche e un’analisi dell’Antropocene.