A pensarci bene è semplice; basta fare un parallelo tra il cinema e l’editoria. Uno dei due ambienti (il cinema) è già quasi al collasso, l’altro si sta avvicinando al baratro con una velocità impressionante, senza che nessuno faccia veramente nulla di concreto per fermare la corsa. I cinema chiudono, aprono i multisala; quelli dove una coca cola e un secchiello di pop corn costano quasi più del biglietto per entrare in sala, dove prima della sala stessa trovi anche i videogiochi e il dubbio legittimo è che il gestore guadagni più da quelli che non dai film. Allo stesso modo chiudono le librerie, mentre i libri vengono venduti nei supermercati e nei megastore, dove trovi solo i libri che hanno già deciso che tu debba comprare, i bestseller del momento, imposti dalla produzione e non dal mercato. Dove la vendita del libro è un accessorio aggiunto al carrello subito prima di passare per la cassa, perché quello che interessa alla proprietà è che tu acquisti uno smartphone o un televisore.

Adesso immaginate De Laurentis che dica (non è difficile immaginarlo, lo dice veramente): “Il cinema è in crisi, il pubblico scende continuamente e produrre film non rende più”. Sapete cosa bisognerebbe rispondergli? Che la colpa è la sua, non del pubblico o di nessun altro. Uno che per trent’anni ammazza il mercato replicando continuamente lo stesso film senza soggetto, sceneggiatura e storia, puntando solo sugli ammiccamenti e le battute del caratterista di turno, non fa altro che saturare e sfinire la capacità di resistenza delle persone. Peggio, invadendo sistematicamente le sale, senza concedere spazio alle produzioni indipendenti, ottiene solo il risultato di allontanare le persone dal cinema. Andate sul sito http://www.cinemadelsilenzio.it: troverete una illuminante pagina in cui sono elencati tutti i film prodotti, nazione per nazione. Provate a confrontare il numero e la qualità dei film prodotti in Italia rispetto a quelli prodotti negli USA, in Francia o anche in GB; la sensazione è quella che in Italia ci una dispersione di energie enorme e un abbassamento spaventoso del livello qualitativo dei film prodotti.

Passando al mondo editoriale, la situazione è esattamente la stessa. Non solo ogni anno vengono pubblicati una cifra spaventosamente enorme di nuovi titoli (si parla di circa 60.000 nuovi codici ISBN assegnati), ma questa massa mostruosa di nuove produzioni va a strozzarsi in un imbuto che a sua volta sbatte addosso al muro dei titoli che – qualcuno ce n’è – riescono a restare a catalogo più di un anno e magari – almeno per quelli che riescono a diventare veri best seller di pubblico, a diventare classici.

Sapete cosa succede? Che esattamente come per il cinepanettone di De Laurentis che occupa oltre la metà delle sale cinematografiche, la maggioranza degli scaffali delle librerie sarà invasa dalla nuova autobiografia scritta per finta dal calciatore di turno (l’ultimo clamoroso esempio è quello del libro di Icardi), dalle copertine copia carbone dell’editore che punta tutto sullo stesso genere di preti, suore e conventi, dai libri dell’ultima mania di moda, passato il momento dei giallisti scandinavi, dei romanzieri catalani e dei libri porno soft, aspettiamo di vedere cosa ci riserva la stagione 2017. Risultato finale? Non solo non si acquisiscono nuovi lettori, ma si perdono quelli che una volta entravano in libreria anche per curiosità, desiderio di scoperta, e all’ennesima fregatura provocata dall’autore del momento, del romanzo che è arrivato alla decima edizione e ha venduto 60 milioni di copie in tutto il mondo, decidono che forse il mercato editoriale non li merita e soprattutto loro meriterebbero qualcosa di meglio. La spaccatura tra “lettori di massa” e lettori forti si fa sempre più grande, perché i primi non si fidano più del De Laurentis editoriale (immaginate voi il nome di un qualsiasi editore) che a forza di “libripanettoni” ha cannibalizzato il proprio stesso mercato.

Onestamente io non ho soluzioni. Ovvero la soluzione c’è ed è talmente semplice da essere inattuabile. Una vera politica di sostegno e supporto all’editoria di qualità, che favorisca la scoperta dei veri talenti. Ma mi rendo conto che in questa disgraziatissima Italia, le priorità di chi governa possano essere ben altre. In conclusione? In conclusione un invito. Amici grandi editori, per favore almeno alla prossima intervista risparmiatevi la lamentela che “in Italia si legge sempre meno”. È vero. È così. Ma la colpa è solo vostra.