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Il club Montecristo

Il club Montecristo

A trentacinque anni la vita di Marco sembra invidiabile: un lavoro stabile come impiegato informatico ottenuto subito dopo la laurea, una bella famiglia, un apprezzabile benessere economico. Eppure, ogni sera è colto da una sensazione di vuoto che lo induce a sperare che vi sia qualcosa in grado di spezzare questa routine. Un giorno davanti al suo ufficio ad aspettarlo c’è Lans, un suo vecchio compagno del liceo, il quale ha trascorso gli ultimi anni a saldare il proprio debito con la giustizia al carcere di sant’Agnese. Lans gli chiede di mettere a disposizione le sue competenze informatiche per aiutarlo a scagionare il suo amico Danilo dall’accusa di omicidio di Viviana, una pittrice dal passato turbolento e colmo di segreti. Infatti l’indagine, condotta dall’ostinato commissario Cassini, sembra ormai essersi arenata sulla colpevolezza di Danilo, stante il medesimo modus operandi e l’apparente mancanza di alibi, nonché a causa dell’offuscato preconcetto, secondo il quale se si è commesso uno sbaglio una volta, si è destinati a sbagliare per sempre. Quando Marco accetta l’incarico, spinto dall’adrenalina e dalla volontà di uscire dalla propria routine, all’inizio pensa che si tratti di un mero favore ad un amico e che possa essere l’occasione per recuperare il tempo perduto, finché non viene condotto al Caffè Dantès, dove scopre che in realtà gli artefici di questa ricerca parallela non sono soltanto lui e Lans, ma tutta la rete degli Ammutinati, ex galeotti, infiltrati capillarmente su tutta la città di Mutina, pronti ad ingaggiare una vera e propria lotta contro il tempo e contro la polizia per individuare il vero colpevole…

Vincitore del prestigioso premio Alberto Tedeschi per la letteratura gialla inedita, Il Club Montecristo è il secondo romanzo dello scrittore Fabiano Massimi. Come riportato in un’intervista, l’idea di questo libro origina dal lavoro di bibliotecario presso il carcere di Modena, dove l’autore ha anche tenuto delle letture e intrattenuto interessanti dialoghi con i detenuti. Forse proprio l’attingimento a un’esperienza personale, così viva e concreta, ha reso possibile la costruzione di personaggi ben strutturati, tratteggiati più dalle azioni che dalle descrizioni, che non solo rimangono coerenti e credibili fino alla fine della narrazione, ma soprattutto grazie ai quali è ammissibile ‘perdonare’ quei pochi passaggi della trama non particolarmente fattibili. Tuttavia, la narrazione è semplice, intricata al punto giusto tra le vicende personali dei protagonisti e l'inchiesta dell’omicidio, fulcro della storia, scorre gradevolmente e i pezzi si ricompongono in un puzzle dall’esito per niente scontato. Inoltre, sebbene il genere di appartenenza e la scelta di designare un bar come l’epicentro delle indagini possa ricordare la saga de I delitti del BarLume di Malvaldi, in realtà sono gli unici due aspetti in comune alle due scritture: Fabiano Massimi si distingue, è originale sia per il tono leggero e per l’umorismo adoperato sia per il messaggio sotteso alla narrazione, volto a mettere in evidenza un tema fondamentale, quale quello della recidiva e della rieducazione, in modo né banale né ridondante. Massimi non si perde in riflessioni filosofiche e moralistiche sul concetto di pena e giustizia, ma mette al centro le persone e i fatti concreti, accennando, ad esempio, alla difficoltà del reinserimento sociale in una società dominata dal pregiudizio e dalla convinzione che “colpevole una volta, colpevole per sempre”, senza aver la possibilità di intraprendere nel percorso della legalità. Al commissario Cassini, principale esponente di questa visione, si contrappongono Lans, Primo e tutti gli Ammutinati che, invece, proprio come il Conte di Montecristo del celebre romanzo di Alexandre Dumas, pur in lotta con i propri demoni interiori, sono alla ricerca di un riscatto dalla vita condotta e, uniti da una forte solidarietà, si rivelano non soltanto più efficienti a garantire la giustizia, rispetto a coloro che sono troppo miopi per vedere la verità, ma anche un supporto più valido dello Stato nel reinserimento sociale di soggetti segnati dal percorso carcerario.