Isola di Brač (Brazza), Croazia. Ana è seduta assieme a sua nonna Nada sulla veranda della casa di quest’ultima. Entrambe fumano. Di cosa parlare con sua nonna? Nada non vede quasi più, ovunque c’è cenere. Se Ana gliene chiede conto, Nada nega. È tipico di sua nonna negare l’evidenza. È il crepuscolo, e la bora sferza e fa rabbrividire Ana. Nada dice di non avere freddo, non vuole né un cardigan né un bicchiere d’acqua, anche se dovrebbe bere molto – ha ormai 89 anni. Ana vuole molto bene a Nada e spesso e volentieri insiste affinché le racconti com’era la vita quando lei era piccola. Nada spesso si nega e allora Ana comincia a ricordare di quando il tempo durava molto e lei era una bambina. Passava con Nada tutta l’estate, il resto dell’anno era in Austria con la famiglia, a parlare una lingua e assimilare una cultura che Nada aborriva. Quando erano insieme, a Nada sembrava piacere tutto: le ginocchia sbucciate, gli spini dei lamponi, i rovi dei ginepri. Insieme, improvvisavano fiabe e scherzi, mettendosi a quattro zampe e imitando il bardotto sul kilim (un tipo di tappeto) con le frange…

Il colore della melagrana, romanzo di esordio di Anna Baar, è sia romanzo con elementi autobiografici sia esercizio di interpretazione del mito. Per la precisione, quello di Persefone (o Proserpina per gli amanti delle versioni latine). Figlia di Demetra e Zeus, Persefone fu rapita da Ade mentre raccoglieva un narciso e trascinata negli inferi. Lì mangiò sei arili di melagrana, ignara del fatto che chi mangia i frutti degli inferi è costretto a rimanervi per l’eternità. Dopo le ricerche di Demetra, l’intervento di Zeus stabilì che Persefone sarebbe rimasta nel regno di Ade tanti mesi quanti chicchi di melagrana aveva mangiato, mentre avrebbe trascorso il resto del tempo con sua madre (e così furono create le stagioni). Il periodo che Ana, la protagonista del libro, passa assieme a sua nonna non equivale a sei mesi, ma solamente a un’estate, nel corso della quale sua nonna cerca di non farle perdere contatto con la lingua materna, in contrapposizione con quella che per Nada è straniera e nemica – la tedesca. Nada è infatti una jugoslava che ha vissuto l’invasione nazista, ha visto sua sorella Vesela morire per mano dei tedeschi e dunque vede con vero e proprio astio la ramificazione paterna di Ana. Che si trova così a dover mediare e interpretare tra due culture tangenziali ma ostili, con un senso di straniamento generazionale reso più che egregiamente. Del resto, non pochi sono i riferimenti autobiografici: la doppia identità austro-croata; l’isola di Brač; una nonna che ha vissuto e subito il Secondo Conflitto Mondiale. In definitiva, si sente molto chiaramente che Il colore della melagrana è qualcosa di più di un semplice romanzo: è un’opera che riesce a far comprendere cosa significhi essere stranieri in patria.