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Il compasso e la rosa

Il compasso e la rosa

È una sera di maggio dell'anno 1733. Un'elegante carrozza imbocca le strade anguste e sordide del quartiere parigino di Saint-Gervais, il più malfamato della città. Qui, in Rue de Longpondove, Voltaire conduce da termo una vita ritirata, barricato in una solitudine quasi monacale. Il suo corpo è afflitto da coliche dolorose, ma la mente è lucida e gli consente di lavorare alacremente alla composizione di alcune tragedie. Dall’esilio in Inghilterra, dove ha fatto tesoro di amicizie tra i più prestigiosi filosofi e scienziati dell’epoca tra cui Locke e Newton, ha condotto con sé ulteriore sostegno agli ideali libertari e al senso di indipendenza che già animavano il suo spirito e che ora lo inducono ad esporle con ancor più vigore suscitando ora ammirazione, ora detrazione. Dalla carrozza che ferma dinanzi all'abitazione discendono tre aristocratiche personalità desiderose di rendergli visita con l’intento di prolungare la serata di piacere trascorsa all’Opera. Si tratta del conte di Forcalquier, la duchessa Saint-Pierre, che ne era l’amante, e la ventiseienne marchesa Émilie du Châtelet, una delle dame più galanti e sapienti del suo tempo, che il filosofo aveva conosciuta bambina e poi intravvista giovane sposa seduta in un palco teatrale. La nobildonna intrattiene con Voltaire una conversazione in cui esibisce tutte le qualità che ne rendono virtuosa la fama e dinnanzi alle quali l’uomo non può che restare incantato e sedotto...

A metà strada tra il romanzo storico e l’incursione biografica, Il compasso e la rosa concepito dalla regista ed autrice televisiva Susanna Vallorani è di fatto una rievocazione condotta con accattivanti toni narrativi della relazione amorosa che legò per ben sedici anni la debordante marchesa Émilie du Châtelet e il grande pensatore illuminista Voltaire. Della storia di una passione sentimentale intensa e turbolenta, peculiare ed incomparabile, tra la natura possessiva e gelosa, ancorché infedele, di lei e lo spirito arioso e libertario di lui. Ma anche del connubio di due menti affini avvinte dall’indomabile sete della conoscenza e unite dalla comune propensione a condurre tutte le più importanti battaglie civili e ideologiche del loro tempo. L’intento della scrittrice è rivolto principalmente a tratteggiare il ritratto e la personalità di Émilie. Di lei ci consegna la figura di una nobildonna anticonformista, capace non solo di assecondare i moti irrefrenabili del cuore, ma anche di liberare i freni inibitori imposti dalla propria appartenenza sociale e di combattere i pregiudizi di un’epoca che è marcatamente maschilista, i quali costituiscono un impedimento alla soddisfazione del suo incontenibile desiderio di erudizione. La sua capacità di coniugare i rigori della ricerca scientifica alla voluttà mondana fa di lei una donna erudita e sensuale, talentuosa e unica femme philosophe del Settecento, eccellente cavallerizza e schermitrice, dotata di un temperamento esuberante e ribelle tale da condurla perfino ad indossare abiti maschili pur di frequentare i caffè dove solo agli uomini era consentito discettare di filosofia e scienza. Il lungo racconto delle sue gesta consente alla Vallorani di presentare i protagonisti della storia con profonda verità psicologica, nei loro contrastanti umori, e di disegnare con maestria un prezioso affresco storico del costume sociale del periodo, conducendo il lettore alla riscoperta di eventi e personaggi che non si lasceranno facilmente dimenticare.