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Il corpo

Il corpo

Adam - accademico, sceneggiatore, esperto di teatro e di cinema - è arrivato a quella fase della vita in cui si sente troppo anziano per partecipare al vivace mondo artistico dei giovani e di Londra, diventata ai suoi occhi, ormai, una sorta di città stato con regole e ordinamenti propri dove il compromesso nella vita quotidiana in generale e nella qualità culturale in particolare pare avere preso piede possentemente. Adam non sarebbe neppure così anziano da ritirarsi del tutto a vita privata e nonostante qualche acciacco del corpo è del tutto autosufficiente e in grado di avere ancora una vita intima soddisfacente. Sua moglie, una psicoterapeuta di successo, gli rimprovera che è solo questione di carattere, che lui ama piangersi addosso, battere i piedi, arrabbiarsi per un nonnulla e dare sfogo alla sua parte più irrazionale esclusivamente per attirare l’attenzione su di sé. Forse ha ragione. Forse no. I figli della coppia sono andati ormai via di casa ma quando c’erano non hanno mai mancato di far sentire Adam un padre inadeguato. Insomma, ora Adam si trova esattamente in quel momento dell’esistenza di un uomo in cui è troppo tardi per modificare alcunché ma troppo presto per gettare del tutto la spugna. Ed è in questo stato d’animo che si reca a una festa di artisti in appartamento per ricconi che si tiene in un antico palazzo signorile con la facciata in stucco, accettando l’insistente invito di una sua vecchia amica. Qui tra invitati agè e giovani studenti dei corsi di drammaturgia Adam incontra Ralph, un ragazzo di bell’aspetto, sicuro di sé, colto e dalla conversazione brillante. Ma il giovane ventenne non è affatto la persona che si è presentata ad Adam incantandolo con la sua loquacità e quello che gli rivelerà sconvolgerà tutto l’universo dell’attempato accademico in un modo che l’uomo non avrebbe mai pensato potesse essere possibile…

Kureishi è bravo a raccontare e il romanzo si legge, perciò, come un romanzo. In realtà però è un lungo trattato di filosofia e psicologia che affronta con lucidità e ironia aspirazioni, velleità, difetti, mancanze, pregi e peculiarità della natura degli uomini. Troviamo tra le pagine il senso di impotenza per le cose che non si possono cambiare, la tendenza ad autoassolversi, la spesso inutile ma pervicace ricerca della felicità, la critica della ragione pratica e la tendenza a non voler mai apprezzare realmente tutte le cose che si hanno. Ed è per questo che, pur riconoscendo immediatamente Adam come un personaggio negativo, il lettore non può far a meno di indentificarsi in lui e in molte delle sue sfumature caratteriali, anche se a malincuore. Kureishi con questo romanzo dimostra prima di tutto di conoscere perfettamente la natura umana e di indicarla come fallace per definizione ma dimostra anche che è proprio per questo motivo che l’Arte è arte. È per questo che si scrivono libri, si dà vita a drammi teatrali, si dipingono quadri e si realizzano opere. L’essere umano rimane ancora il soggetto migliore in tutto l’Universo. Ne Il corpo si affronta con una maestria da grande narratore il senso di incompiuto che ogni uomo ha per propria natura. E questa debolezza può essere interpretata da persone differenti in modi differenti: la lontananza dal Creatore per i credenti, l’incompiuta evoluzione per gli scienziati, l’accettazione inevitabile per i fatalisti. Un romanzo unico e originale come trama e risoluzione finale, scritto con un ritmo che non vacilla in nessuna pagina e che fa amare in una maniera nuova l’altro modo di fare narrativa di Hanif Kureishi.