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Il corpo della medusa

Il corpo della medusa

Andrea Nebbia, bambino bolognese di undici anni, ha un nonno un po’ particolare. Non ricorda un solo giorno passato con lui in cui non lo abbia sentito parlare di morte, tombe e funerali. Così Andrea non si stupisce più di tanto quando, a settantanove anni, il cavalier Amedeo Mazzetti decide di farsi recapitare a casa una bara in noce, foderata internamente con velluto chiaro, cuscino rinforzato, ignifuga, verniciatura di alta qualità a cinque strati e maniglie di rame. Sua mamma non si scompone di fronte alle stranezze di nonno Amedeo: purtroppo, da quando suo padre li ha lasciati, non è più lei, perennemente avvolta da uno strato di apatia. I farmaci la rallentano e il suo sguardo, nascosto dalle occhiaie profonde come solchi nella terra riarsa, è spesso spento e assente. Diventa una presenza familiare quella bara, in casa Nebbia. Per quasi quattordici anni, nonno Amedeo ogni pomeriggio la utilizza per un pisolino, giusto per prenderci la mano, dice. Due volte all’anno si presenta anche alle prove per il suo funerale, il Grande Saluto. Per quel giorno, ha scelto la Marcia funebre di Chopin e il Requiem di Gabriel Fauré; a seguire sette minuti di elogio funebre scritto di suo pugno, la distribuzione di una copia in omaggio della sua biografia ai presenti e la proiezione di un video con testimonianze di persone comuni e famose che parlano di lui. Ma il destino è spesso ingiusto e quando la morte viene a bussare per la prima volta, sceglie di prendersi mamma Laura, a soli cinquantaquattro anni. Restano solo loro due, Andrea e Amedeo, fino all’arrivo di un nuovo 3 maggio, quello del 2019. Lo stesso giorno in cui è morta sua madre anche il cuore del nonno si ferma, alle 04:14, nell’ora del lupo. Un’uscita di scena discreta, in un letto di ospedale, che tuttavia preannuncia per Andrea un cambio radicale. Il cavalier Mazzetti ha ben pensato di non limitare intrattenimento e spettacolarizzazione esclusivamente al suo funerale. Se Andrea vuole accedere alla cospicua eredità dovrà sperimentare cosa significa essere al centro di un mondo fatto di luci e ombre, gloria e infamia. Benvenuto in televisione, sig. Andrea Nebbia...

La vicenda di Andrea nasce dalla penna di Luca Martini, scrittore bolognese con diverse pubblicazioni già all’attivo tra cui romanzi (Mio padre era comunista, Il tuo cuore è una scopa) e raccolte di racconti (come L’amore non c’entra e Manuale di sopravvivenza per bambini invisibili). Luca sceglie per la sua storia un incipit particolare e, a suo modo, intrigante. La morte è la protagonista dei primi capitoli del romanzo, una morte che viene tuttavia demistificata e alleggerita dalla sua componente angosciante. Nonno Amedeo colloca l’immagine del suo trapasso nel quotidiano di Andrea fin dalla tenera età in un modo che ricorda, come affermato da Luca stesso, l’ironia di un Woody Allen in Io e Annie o il sarcasmo dissacrante della campagna delle onoranze funebri Taffo. Si accompagna uno stile veloce e incalzante che guida Andrea fino al momento della decisione che cambierà la sua vita. Da Bologna a Milano, dall’edicola di quartiere dell’amico Giancarlo alle trasmissioni radio e agli schermi televisivi. La firma di un patto col diavolo corrompe l’anima di un giovane che adesso si trova a scegliere fin dove spingersi, quali limiti darsi. Il registro si adegua di conseguenza, perdendo una frizzantezza non più necessaria per addentrarsi nell’animo tormentato dal volere, dal potere e dal dovere. Una seconda parte questa che rinuncia all’originalità dell’incipit per trovare un più comune terreno di manovra, fatto di alcuni luoghi comuni connessi con il mondo dell’intrattenimento e dello show business: miliardari gestori di emittenti, favori elargiti al costo di pesanti debiti da saldare, sesso, droga. In questo contesto si inseriscono storie secondarie connesse con il passato di Andrea che tuttavia restano bozze di tormenti irrisolti, segreti svelati a metà ma che poco aggiungono alla trama principale. La morte torna poi a chiudere il cerchio in una veste questa volta più tradizionale, quella che genera paura, che si manifesta improvvisa e violenta. La morte che fa nascere i dubbi più scomodi e che costringe a fare i conti con noi stessi. Il tocco noir aggiunto sul finale permette a Martini di inserire una parte legata all’introspezione e alla psicologia del protagonista e di approfondire elementi del passato di Andrea. E ancora una volta, è il cavalier Mazzetti a riservarci le sorprese più interessanti: chissà se Andrea saprà eguagliare la vita estrosa e del nonno?