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Il cuore non si vede

Il cuore non si vede

Andrea Dileva è un professore universitario brillante, bello, galante ma ritroso, uno di quelli che ha tutto eppure non si sente in dovere di ostentarlo. È la gioia dei suoi genitori, è l’amore di Laura (anche se lei non si è mai fidata abbastanza da voler fare un figlio con lui), è l’amante di Carla, con la quale, pare, non sia mai andato fino in fondo e che con lui si sente libera, di una libertà un po’ infantile e per questo egoista. È amato dalla sorella Cristina e dall’amica Angelica, che in gioventù ha creduto a sua volta di amare (e forse era proprio così), ma prima che lei scoprisse di preferire le donne. Andrea Dileva insomma è un uomo circondato da donne: un uomo che un po’ alla volta, in silenzio, inizia a sparire. Una mattina si sveglia senza il cuore. Nel suo petto non batte più, gli esami medici dicono che se n’è andato lasciando al suo posto una cavità, eppure Andrea non è morto. Dopo il cuore se ne vanno anche i polmoni e il fegato. Andrea si svuota, ma nel vuoto risuonano più forti i legami che la vita, quando è piena, finisce per tralasciare e dare quasi per scontanti. Così, inizia il percorso di un uomo attraverso la fragilità delle emozioni, dei sentimenti, dei ricordi. Andrea diventa un caso clinico, qualcosa che non dovrebbe esistere, una creatura mitologica che, forse, vive attraverso gli altri. E mentre lui cerca il significato della sua condizione nelle lettere classiche, anche chi gli sta intorno cerca di darsi una spiegazione, razionale, magari scientifica. Perché dove possono essere finiti quegli organi scomparsi, se il suo peso è rimasto lo stesso, se Andrea è ancora in vita?

In questo Il cuore non si vede, Chiara Valerio intesse un «romanzo realistico che parte da un fatto irrealistico», un gioco linguistico leggero e allo stesso tempo denso, musicale come le parole di una canzone. La scoperta, una mattina come le altre, con Laura seminuda che gli dorme accanto, che il suo cuore ha smesso di battere e che lui, nonostante questo, si sente benissimo, è una scossa sottile ma rivoluzionaria che scuote il mondo di Andrea. Un mondo che, nella sua pienezza, sembra in realtà vuoto, statico, inerme e che messo di fronte alla fine, alla scomparsa (letterale, più che figurata) trema e reagisce. Il suo rapporto con Laura, per esempio, che da anni è fondato su una tolleranza dovuta alla paura di vivere a pieno, al timore di quello che andare oltre potrebbe causare, così come quello con Carla, una quasi-amante, forse, ma anche un’idea di compagna, arrivata già munita del pargolo che Laura non vuole. Relazioni e legami fragili, involontari quasi, come sono involontari i battiti del cuore, come non possiamo controllare i movimenti delle nostre viscere, ma non per questo meno necessari. Più scompare, più il suo interno si svuota, più Andrea prende coscienza del mondo in cui ha sempre vissuto e da cui si è sempre nascosto, intellettuale brillante assorbito dalle lettere antiche, timido che spera di non essere visto eppure così luminoso da diventare comunque la figura centrale delle vite di chi lo circonda, cacciatore di coccodrilli che non può essere altrimenti. L’antefatto surreale e l’atmosfera di realismo magico che si respira nel corso del breve romanzo, intessuto di vita e di mitologia insieme, diventano quindi un pretesto per raccontare storie che tutti, in qualche modo, hanno vissuto, amori che tutti, in realtà, hanno amato, e di cui più spesso che no, sfugge l’importanza.