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Il dannato caso del Signor Emme

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Carla, una intraprendente ex giornalista impegnata nelle battaglie sociali, parte con i suoi due gemelli undicenni – uno dall’intelligenza molto al di sopra della norma e l’altro un po’ tocco - dal Protettorato Cinese della Longobardia a bordo di uno scuolabus riadattato a camper; a completare la compagnia c’è Giordano, un eretico in tonaca dalla filosofia panteistica e Buf, un metabolita sintetico informatizzato rinvenuto dopo l’esplosione di una fabbrica di chinotto. Attraversando un’Europa composta di Città-Stato e nuovi Regni, i cinque si sono dati lo scopo di raccogliere tracce e documenti che riportino alla luce la figura del Signor Emme, un eclettico letterato e giornalista del ‘900 dalla vita avventurosa, con l’intento di sottoporre il materiale che ne ricostruisce vita ed opere, alla Pontificia Congregazione dell’Indice delle vite cancellate e delle opere proibite per sottrarlo alla damnatio memoriae alla quale il Signor Emme sembra destinato. Sarà un viaggio pieno di insidie e sorprese, incontri sgradevoli ed altri sorprendenti. Ma chi è il Signor Emme?

Resistere, resistere ed ancora resistere alla tentazione di andare subito alle ultime pagine e scoprire l’identità del Signor Emme. Sì, perché il Signor Emme è un personaggio realmente esistito e Massimo Roscia è riuscito a sovrapporre la sua personale ricerca intorno alla figura di M..., a quella della scombinata combriccola in un calviniano gioco di incroci. Se ci si vuole divertire nella lettura, farsi trascinare in un’intrigante caccia al tesoro, dilettarsi in citazioni pop che vanno da Sterling Saint Jacques a Plastic Bertrand (li ricordate?), senza disdegnare dissertazioni stimolanti e citazioni colte mai pedanti, Il dannato caso del Signor Emme è il libro adatto. Ecco perché viene da pensare con ragionevole certezza che questo romanzo sarebbe piaciuto ad Umberto Eco. C’è poi anche il tema dell’investigazione: l’indagine senza delitto del giallo all’italiana. E qui ci viene di nuovo in mente un compiaciuto Italo Calvino che sfoglia le pagine di questo romanzo/storia/indagine ravvisandovi le acrobazie letterarie virtuosistiche e spassose quanto quelle del suo stimato amico Queneau… Sia però chiaro che il romanzo di Massimo Roscia non costituisce una riproposizione, ma casomai un omaggio indiretto e disinvolto agli autori citati. Somiglia alla creazione di un grande chef che mette a frutto, con esiti personali, attuali ed originali, l’esperienza dei grandi cuochi del passato. Come ha fatto nel cinema Tarantino che ha costruito una propria cifra onorando al contempo il lascito degli amati maestri, anche con richiami più che espliciti. Alla fine (?) della storia, soddisfatti di questo viaggio, scopriamo che i cinque hanno un’altra missione: lanciarsi alla ricerca del Caso del Signor Esse e, anche se stavolta abbiamo indovinato subito, non vediamo l’ora di seguirlo.