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Il decimo girone dell’Inferno

Il decimo girone dell’Inferno

Quando Djemo si sveglia, sente che quella mattina di sabato 30 maggio 1992 qualcosa è cambiato nella piccola cittadina di Pećani, nei monti Kozara: la bandiera serba comincia a campeggiare sui principali edifici pubblici, replicando quello che già stava succedendo a Sarajevo. In effetti l’avanzata serba nei territori bosniaci diventa in quel periodo pressante, ma nessuno avrebbe mai sospettato che ben presto quello scenario funesto di conquista e sopraffazione si sarebbe presentato anche a Pećani. Djemo è incredulo quando alcuni soldati arrivano alla porta della sua abitazione chiedendogli dove abbia nascosto le armi: non ha mai avuto armi prima, non ne sente affatto la necessità. Quegli stessi soldati gli dicono di lasciare tutto ed andare, perché a Pećani non è più sicuro, ci sono infatti continui scontri e Djemo stesso ha potuto costatare l’avanzata delle truppe nemiche: nella notte si sono sentiti degli spari sospetti che non lo hanno affatto rassicurato. Da qualche giorno in effetti si è aperto un nuovo fronte a Prijedor e tutto sembra presagire l’arrivo della disfatta, anche lì, nel cuore dei monti Kozara, dove cristiani e musulmani vivono pacifici in armonia. Ma adesso è il tempo del cambiamento, è il tempo del terrore...

Rezak Hukanović è un reduce di uno dei tanti campi di concentramento allestiti in territorio bosniaco dai serbi: è sopravvissuto all’orrore e decide allora di raccontarlo perché tutto il mondo sappia come sono andate davvero le cose in Bosnia durante la sanguinosa guerra civile che ha portato alla scomparsa della Jugoslavia ed alla frantumazione dei Balcani. Con una precisione quasi ossessiva, Rezak Hukanović ricostruisce e ricorda, attraverso Djemo, le vicende che hanno portato un popolo a dividersi ed a farsi guerra, a trucidarsi. L’elencazione dei fatti è struggente e per molti versi raccapricciante: non sono risparmiati particolari, non è omesso nessun particolare, perché il mondo deve davvero sapere cosa è successo in quei mesi caotici. Rezak Hukanović mette in scena il male assoluto, quello che va oltre la guerra, oltre ogni posizionamento politico, perché si nutre della cattiveria di uomini contro altri uomini, di fratelli contro i loro stessi fratelli. Pur ricalcando il modello di Se questo è un uomo di Primo Levi, il testo di Rezak Hukanović è una ferita aperta che chiede di essere conosciuta, perché nessuno potrà mai rimarginarla. Benché pubblicato da una casa editrice apparentemente minore, come le Edizioni Spartaco, il libro testimonianza di Rezak Hukanović è accompagnato da un’interessante e profonda prefazione di Elie Wiesel e da una intrigante postfazione a firma Paolo Rumiz, scrittore e giornalista esperto delle questioni balcaniche (sulla guerra jugoslava ha scritto un magistrale reportage Maschere per un massacro).