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Il decoro

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Stati Uniti, 2016. Trump ha appena vinto le elezioni presidenziali. Nella lussuosa villa in Connecticut appartenente ai coniugi Lindquist, Eva e Bruce, un ristretto gruppo di amici e conoscenti si riunisce per trascorrere assieme il fine settimana, prima di tornare ciascuno alla propria vita newyorchese. Nessuno fra costoro, tutti intellettuali o semi intellettuali rigorosamente di orientamento liberale, si sarebbe mai atteso un epilogo del genere, tantomeno Eva che sembra aver accolto questa notizia nel peggiore dei modi. Una forte ansia l’assale: con Trump alla Casa Bianca nessuno è più al sicuro. È solo una questione di tempo prima che gli Stati Uniti scivolino in una guerra civile. Eva non ci sta ad aspettare inerme che questo accada, ha bisogno di ideare un piano di fuga prima che le cose si mettano male. Ma anzitutto ha bisogno di una vacanza, giusto il tempo necessario che si svolga la cerimonia di insediamento del neoeletto presidente. Quale destinazione potrebbe essere più adatta se non Venezia, la città romantica per eccellenza, per placare i pensieri negativi di Eva? Così, lei e l’amica che più la capisce e l’apprezza, Min - quasi una dama di compagnia potrebbe pensare qualcuno - partono alla volta della città lagunare. Quanto a Bruce e al resto della cerchia di amici, nessuno pare avvertire l’imminente catastrofe. Nel frattempo, Eva torna nell’appartamento finemente arredato di New York, finalmente ha tutto chiaro: l’unica via d’uscita è acquistare una casa a Venezia, dove potrà rifugiarsi prima che sia troppo tardi…

Un bicchiere di pinot grigio, un impermeabile Burberry, giovani cuochi di bell’aspetto e rigorosamente gay, cene in cui si trascorre il tempo disquisendo amabilmente, vacanze all’hotel Gritti a Venezia… questo è il mondo rassicurante ed elegante di Eva. I valori democratici di cui è strenua sostenitrice non riescono ad essere adeguatamente tradotti nella quotidianità, anzi spesso subiscono scivoloni imbarazzanti: “<<“Amalia, ma come fai a guardarlo (Trump), lo sai che lui vuole costruire un muro lungo il confine e rispedire tutti i tuoi parenti in Honduras?”, lei mi ha risposto piccata: “I miei parenti sono tutti legali”>>”. Al contrario, Bruce, per nulla fondamentalista democratico, porta a passeggio i cani fraternizzando con il vicino di orientamento conservatore, si pone il benessere concreto della segretaria piuttosto che quello ideologico ed è il vero personaggio a cui il lettore finisce per volere bene. David Leavitt ci regala una satira spassosa sul mondo dei liberal benpensanti, dove rispettabilità e, appunto, decoro vengono prima di tutto, dove la principale preoccupazione sembra essere l’imbarazzo per un Presidente impresentabile agli occhi del mondo, piuttosto che una partecipazione concreta ai valori che si professa di avere (si scopre ad esempio che Eva non ha nemmeno votato alle elezioni presidenziali perché la fila d’attesa era troppo lunga). I dialoghi su cui si regge Il Decoro sembrano una sceneggiatura scritta da Woody Allen, e prendono vita nella nostra mente, come un rinnovato Manhattan. Esilaranti i passi della “zuppa all’acetosella” e quelli delle “costine di manzo”. “<> chiese Eva. <<È l’incarnazione del pietismo liberal più conformista e tendenzioso. I suoi romanzi sono le costine di manzo della narrativa>>”.