Salta al contenuto principale

Il destino Rimbaud

ildestinorimbaud

Frédéric è un capitano dell’esercito francese che ha prestato servizio in Algeria ed in Crimea. Vitalie è invece una giovane donna ombrosa, silenziosa, quasi rassegnata. Frédéric e Vitalie non sembrano avere nulla in comune, forse non ce l’hanno. Eppure si sposano il 3 gennaio 1853: il 20 ottobre 1854 nasce il secondo genito Arthur, Arthur Rimbaud. Confinato in un piccolo paesino delle Ardenne, Charleville, e abbandonato presto dal padre che misteriosamente si ritira a Digione, Arthur frequenta il liceo locale primeggiando fra tutti i suoi compagni per l’estro linguistico: comincia a comporre, si esibisce, impara la poesia. Chiaro che il borgo delle Ardenne gli sta stretto: non riesce a esprimersi del tutto ed ha bisogno che la gente conosca la sua poesia. Parte, lascia la casa materna e cerca di entrare a Parigi, ma senza soldi e con quell’aria di bifolco delle campagne ci vuole poco a essere cacciati. Arrestato e processato: andrebbe anche bene, perché con la sua parlantina e la sua faccia tosta Arthur tiene testa al giudice di turno, ma il caro amico Izambard lo va a cavarlo dagli impicci e lo rispedisce a casa, dove lo aspetta la madre Vitalie. Pochi giorni e poi di nuovo in viaggio, verso il Belgio. Ma anche quella scappatella dura poco, perché con il suo caratteraccio riesce a farsi nemici ovunque. Però un amico ce l’ha, è Paul, Paul Verlaine, l’uomo che amerà e da cui si beccherà un colpo di pistola…

Il romanzo Il destino Rimbaud scritto da Loris Caruso è una pregevole ricostruzione della biografia del poeta maledetto Arthur Rimbaud, affidata, si immagina, ad un lontano discendente ora a capo di una qualche azienda informatica nel XXI secolo che fa base a Londra: la ricerca, quasi un gioco, è affidata ad un algoritmo che permette di rivivere, oltre la casualità, i fatti da cui prende origine il suo nome. Sicuramente dietro questo romanzo ci sono un’enorme fantasia ed un impressionante studio di ricostruzione di storie e vicende: Loris Caruso è ricercatore e insegnante di sociologia, ecco perché gli riesce facile andare oltre il semplice fatterello storico e biografico per riportarci nel contesto storico e sociale del poeta Rimbaud, ma anche dell’alter ego Abdo Rimbo. Riesce a farci condividere empaticamente la fragile umanità dell’uomo Rimbaud, il cui unico peccato è quello di essere troppo visionario. La narrazione tuttavia fatica a decollare proprio per l’intrecciarsi di strati e piani diversi, che, anche se evidenziati dal cambio di carattere tipografico, non sono sempre chiari e intuitivi, costituendone al tempo stesso una risorsa ed un limite. Di fatto, l’espediente della cornice narrativa del discendente di Rimbaud è fragile e anche oltre il surreale. Tolti questi vincoli narrativi, il romanzo biografico si lega ottimamente in modo puntuale e paratestuale alla produzione poetica ed epistolare del ‘poeta maledetto’.