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Il diavolo nella tradizione popolare italiana

Il diavolo nella tradizione popolare italiana
"A lu ‘nfernu ‘un finisci mai lu piantu e di chianciri mai si nni rifrena". Una antologia ragionata delle descrizioni del Diavolo contenute in testi letterari, testi religiosi, leggende, favole e novelle della tradizione popolare italiana dal Medioevo all’inizio dell’età moderna. In più, una lunga disamina delle leggende sulla stregoneria della zona del Beneventano...
Sulla centralità della figura di Satana nell’iconografia popolare e letteraria a partire dall’affermarsi del culto cristiano è del tutto inutile soffermarsi, tanto è ovvia ai più. Meglio analizzare l’evolversi del modo di rappresentare visivamente il Diavolo, da angelo caduto ebbro della sua bellezza a mostro rossastro cornuto (con evidenti richiami al Pan di pagana memoria), o magari capire come e perché il buon satanasso sia stato percepito come invincibile e minaccioso in certi periodi storici e goffo e quasi simpatico in altri. Attingendo alla sterminata fonte del folklore italiano, ci viene incontro Giuseppe Cocchiara, vero faro della demologia di casa nostra, qui in una sua opera non fra le più conosciute, ristampata da Editori Riuniti nell’edizione del 1945, che segnò una svolta negli studi italiani sull’argomento, affrontato per la prima volta con spirito laico e non schierato acriticamente né dalla parte dei teologi polverosi né da quella degli storici materialisti. Lo studioso analizza uno dopo l’altro i temi dell’immagine del Diavolo nella letteratura devozionale del basso medioevo (un essere complesso, sfaccettato, immerso in un sostrato irto di rimandi teologici), nelle novelle e poesie religiose più eminentemente popolari fino a tutto l’800, e infine della demonologia severa e ufficiale del periodo della caccia alle streghe. Accompagnati da un fuoco di fila di citazioni, spesso perle dialettali davvero deliziose, ci avventuriamo in un territorio sì infernale, ma al tempo stesso bonario, rassicurante, familiare, domestico. La puzza di zolfo si mescola con l’odore del pane caldo o della zuppa, e sempre più frequentemente durante la lettura ci sorprendiamo a considerare Satana un simpaticone, o, più semplicemente, un buon diavolo. Appunto.