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Il dio del labirinto

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10 aprile 1969. Dopo la pubblicazione del suo Diario sessuale, Gerard Sorme ha raggiunto una certa notorietà e forse il suo spirito ha trovato finalmente requie: sposato con Diane, da tre anni è l’orgoglioso padre di Maureen, che chiama affettuosamente Mopsy. È negli Stati Uniti per un ciclo di conferenze, quando viene contattato dalla Linden Press, una casa editrice newyorchese, interessata ad avvalersi delle sue competenze per curare l’edizione di un testo attribuito a Esmond Donelly, uno scrittore contemporaneo di Sheridan e di Rousseau, intitolato Memorie di un libertino irlandese. Per Sorme il nome di Donelly è quasi sconosciuto; incuriosito, incontra Howard Fleisher, l’editore responsabile della Linden Press, che gli consegna un manoscritto di circa sessanta pagine, in tutta evidenza incompleto. La lettura iniziale risulta deludente: il testo è solo “uno stupido esempio di pornografia”, nemmeno ben scritta. Sorme non è affatto convinto di accettare, ma Fleisher sa come vincerne le resistenze: gli mette nel letto Beverley, amica della sua segretaria, e soprattutto gli sventola una sostanziosa proposta economica: cinquemila dollari per svolgere ricerche, e ulteriori diecimila per produrre - non importa se utilizzando scritti originali o meno - ulteriore materiale per il volume. Un discendente di Esmond, il colonnello Monroe Donelly, vive in Louisiana, nei pressi di Baton Rouge. Sorme si reca da lui approfittando di una tappa del suo tour letterario, riesce a conquistarne la fiducia e si ritrova tra le mani una copia de Il diario del signor Esmond Donelly, pubblicato a Dublino nel 1817. La lettura della dedica è sufficiente a fargli capire che il materiale affidatogli da Fleisher è un falso grossolano e mal confezionato. Ma c’è di più: il colonnello custodisce davvero un manoscritto inedito dell’antenato. A Sorme bastano le prime pagine - in cui, in una prosa elegante, Donelly descrive in modo dettagliato e poetico la seduzione di una cameriera -, per avvertire un brivido: lo scritto ha il potenziale per essere pubblicato con successo. Il colonnello non crede sia corretto darlo alle stampe, i familiari di Donelly in Irlanda non ne sarebbero felici; ma è disposto a prestarlo a Sorme. In cambio vuole che lo scrittore faccia qualcosa per lui…

“… Ciò che era improvvisamente svanito in modo permanente era quella paura fondamentale che entra nella mente di tutte le persone intelligenti in qualche momento della loro vita: di essere in realtà l’unica persona nell’universo, che la vita sia uno scherzo elaborato, uno spettacolo cinematografico creato da un dio annoiato che sa di essere solo e che si è reso immemore per dimenticare la propria solitudine. […] E in un attimo ho capito il significato del sesso. È una brama di mescolanza di coscienza, il cui simbolo è la mescolanza dei corpi. Ogni volta che un uomo e una donna placano la loro sete nelle strane acque dell’identità dell’altro intravedono l’immensità della loro libertà”. L’ultimo romanzo dedicato da Colin Wilson al suo alter ego letterario Gerard Sorme, dopo aver collezionato alcuni iniziali rifiuti (“troppo intellettuale”, “troppo non convenzionale”, “troppo sottile”) vede la luce nel 1970 con il titolo originale The God of the Labyrinth. Nemmeno il pubblico gli dedica particolare attenzione: gli scarsi introiti derivati dalle vendite finiscono persino con il provocare qualche problema finanziario al vivace, irregolare e poliedrico autore de L’Outsider. Nella Nota a Il dio del labirinto che fa da postfazione al libro, e in modo più approfondito in Oltre i sogni - Autobiografia di un Outsider (Atlantide edizioni, 2017), è lo stesso scrittore a ricordare le ispirazioni alla base del capitolo conclusivo della trilogia iniziata con Riti notturni e proseguita con L’uomo senza ombra: “L’idea, mi sembra di ricordare, mi venne da un grosso articolo del «Daily Telegraph», che deplorava il fatto che venisse pubblicata sempre più pornografia, e citava me e Brigid Brophy [scrittrice, critica e attivista britannica, schierata in difesa dei diritti degli omosessuali, contro l’istituzione del matrimonio e la pervasiva presenza della educazione a sfondo religioso nelle scuole - ndr] come esempi di scrittori “seri” che infarcivano di sesso i propri libri per aumentare le vendite. Nel mio caso, non era assolutamente vero. […] Quella critica però mi fece riflettere. Dopotutto, Candy di Terry Southern, scritto come una parodia della pornografia per Olympia Press, era diventato un bestseller negli Stati Uniti; e lo stesso era accaduto per Lamento di Portnoy. […] Un’altra ispirazione per quel libro erano i racconti di Jorge Luis Borges, in particolare Tlön, Uqbar, Orbis Tertius, un tentativo di inventare un’enciclopedia di un mondo in cui la lingua, le idee e le regole sono completamente diverse dalle nostre. […] Così, da tutte queste fonti, venne fuori The God of the Labyrinth; il titolo era un omaggio proprio a Borges”. Come da sua cifra stilistica, Wilson si diverte a mescolare i generi, costruendo una storia ove - in una cornice piccante confezionata allo scopo esplicito di solleticare la curiosità dei lettori -, trovano spazio elementi fantastici, filosofici e sottotrame mystery, tra intriganti cacce a manoscritti perduti, antiche sette dedite a rituali erotici e reincarnazioni di libertini settecenteschi. L’omaggio a Borges rimane sullo sfondo: nel titolo e nella “setta della Fenice” - l’organizzazione segreta sulle cui tracce si muove il protagonista del romanzo-, che rimanda all’omonimo racconto contenuto in Finzioni. Sebbene nel testo non si possa scorgere traccia alcuna delle narrazioni intessute di simboli ed echi, delle esplorazioni ai confini del sogno e dell’immaginario che hanno reso celebre lo scrittore argentino, è nella ricerca di un significato più profondo dell’esistenza che, sembra voler dire Wilson, deve essere rinvenuta la labile scia che collega gli arcipelaghi letterari dei due autori. Al di là dei contenuti pruriginosi, Il dio del labirinto è una ulteriore variazione su un tema caro allo scrittore inglese: la possibilità che esperienze di picco (l’estasi dell’orgasmo, nel caso specifico) costituiscano la chiave di accesso ad uno stato di potenziamento della coscienza, in grado di permettere all’essere umano un vero e proprio salto evolutivo; meglio -si direbbe- scrollandosi di dosso ogni residuo intralcio ad una libertà sessuale che, all’epoca della uscita del romanzo, nei celebrati anni Settanta, veniva tanto declamata quanto mal vista da una larga parte della società, pronta a scandalizzarsi e a intraprendere la via delle corti di giustizia di fronte ai contenuti hardcore di un libro.