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Il dolce domani

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Una volta, anni fa, suo marito era un ottimo falegname, ma nel 1984 ha avuto un ictus. Anche se si è ripreso abbastanza bene, Abbott se ne sta chiuso tutto il giorno in casa, su una sedia a rotelle, e fatica a parlare. Si arrangia come può con la parte sinistra della bocca e molti dicono di non capirlo. Dolores invece lo capisce benissimo, forse perché è sua moglie da tanto tempo e sa perfettamente cosa gli passi per la testa. Per farlo partecipe di ciò che c’è là fuori – a Sam Dent, una cittadina sulle montagne dello Stato di New York – ogni giorno Dolores gli fa una specie di cronaca del tempo. Oggi, ad annusare l’aria, si sente odore di neve, anche se in realtà ancora non ne è caduta per nulla. Quando Dolores si china a controllare il termometro accanto alla porta, fissato in basso sull’intelaiatura esterna, legge ventisette meno zero. Comunica la temperatura ad Abbott e osserva che fa troppo freddo per nevicare. Dolores, poi, afferra il thermos del caffè, dà un bacetto al marito, lo saluta con la mano come suo solito e raggiunge la rimessa. Ad attenderla, c’è l’autobus. Ha cominciato nel 1968, più che altro per un atto di cortesia, a far salire sul suo Dodge station wagon, insieme ai suoi figli, anche altri sette o otto bambini che abitavano dalle parti di Bartlett Hill Road, per accompagnarli a scuola. In seguito il distretto l’ha trasformata in autista ufficiale, le ha dato uno stipendio, insieme a un GMC da ventidue posti. Nel 1987, poi, per far fronte all’aumento del numero dei bambini, il distretto l’ha dotata di un International da cinquanta posti. Ed è quello il mezzo con cui stamattina si muove, per fare il solito giro. Il bus – che si chiama Scarpa – si avvia all’istante, nonostante la temperatura polare. Quando Dolores comincia a muoversi è ancora buio; quando poi l’alba si affaccia sul paese, una tempesta di neve colpisce le strade, Dolores e Scarpa. È un cane quello che vede. O forse crede di vederlo. Nevica forte e l’unica cosa di cui Dolores ha certezza è il fatto che una macchia rosso-bruna, molto più piccola di un cervo, si ferma in mezzo alla strada, indecisa se proseguire o tornare indietro. Dolores reagisce e fa di tutto per non investire la macchia di colore al centro della strada: spinge il piede sul freno e sterza…

Russell Banks, poeta e scrittore statunitense morto all’inizio del 2023, è stato presidente del Parliament of Writers e membro dell’American Academy of Arts and Letters. I suoi scritti, più volte premiati, sono stati tradotti in oltre venti lingue. Questa storia, nello specifico – attualmente fuori scaffale ma tornata disponibile recentemente in edicola grazie alla collana Americana del “Corriere della Sera” curata da Sandro Veronesi – racconta il dramma del day after. Un paese piuttosto tranquillo e isolato nelle montagne dello stato di New York viene sconvolto da un grave incidente: uno scuolabus precipita in una scarpata e quattordici ragazzini perdono la vita. Tra i sopravvissuti c’è anche Dolores, l’autista del bus, la cui voce apre il romanzo e rivive i momenti precedenti l’incidente e la dinamica dei fatti. Diverse altre sono le voci narranti che, procedendo nel ricordo, svelano molto più rispetto alla mera cronaca dell’episodio. Aprono il cuore ai lettori, rivelano segreti e tradimenti, mostrano le cicatrici lasciate sul corpo e nell’anima dall’infelicità, nonché le ferite ancora aperte. Il romanzo, da cui è stato tratto l’omonimo film di Atom Egoyan, si muove lungo due linee che partono parallele, ma finiscono poi per intersecarsi: da un lato la verità e tutto ciò che è evidente, palese, esterno; dall’altro ciò che resta nascosto e si rivela, a un attento esame, falso. Una dicotomia che parte dal concetto di vita e morte: quest’ultima si insinua in ogni angolo di Sam Dent – la cittadina teatro della vicenda – e permea ogni cosa. Anche i vivi sono morti e a nessuno sembra interessare la ricerca del responsabile dell’incidente. La giustizia non interessa, perché è come se nessuno fosse davvero sopravvissuto alla tragedia. E anche il contesto, della realtà sociale e del luogo, altro non è che un pretesto per sottolineare una situazione contingente che Banks, negli anni Novanta del secolo scorso dettaglia con estrema chiarezza: “Negli Stati Uniti, da una ventina d’anni, qualcosa di terribile è accaduto ai nostri bambini. Li abbiamo persi. L’America è in uno stato di crisi profonda, antropologica, in cui le istituzioni di base (famiglia, scuola, chiesa, villaggio, comunità) sono crollate le une dopo le altre. Con la perdita dei nostri bambini, l’avvenire passa dietro di noi, e ci lascia di fronte al dolce domani illusorio”.