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Il dolore crea l’inverno

Il dolore crea l’inverno

Vedere cadere la neve è come assistere a uno spettacolo al rallentatore. I fiocchi scendono piano, impalpabili, e sembrano inconsistenti finché non fai vagare lo sguardo per tutto l’orizzonte e allora ti rendi conto che ovunque è bianco. Le strade, le case, il cielo, le persone. La neve è silenziosa, tranne quando il vento la annuncia e la sconvolge con le sue raffiche senza senso apparente, così forti da spazzare via ogni cosa lungo il cammino. Una furia che costringe la gente a casa, al sicuro tra le spesse mura e con il conforto di un fuoco acceso nel camino. Ma quando la neve ha terminato di creare il suo spesso manto immacolato il primo a mettere il muso fuori è Elia Legasov, che di mestiere fa lo spazzaneve. Un lavoro ingrato e quasi privo di senso in quel contesto. Come si fa a togliere la neve da un posto in cui tutto è neve? Eppure Elia, ogni giorno che Dio manda in terra, appena il tempo lo consente sale sul suo veicolo e fa quello che deve fare, senza interrogarsi su quanto sia o non sia utile. Lo fa e basta. Come quelle persone che hanno una missione da compiere e vanno avanti non importa cosa o non importa chi. Le giornate di Elia scorrono così, tutte uguali. Il lavoro di spazzaneve, due chiacchiere con il locandiere davanti a un bicchiere di vodka, la cena frugale, il riposo. Finché un giorno non succede qualcosa che spezza tutta questa monotonia. Emissari di una compagnia petrolifera irrompono in paese alla ricerca di terra da trivellare e di oro nero con cui fare fortuna, ed è proprio Elia in cui si imbattono in circostanze che sfiorano, senza lambirla, la tragedia. È l’inizio di una piccola rivoluzione in quel luogo sperduto in cui non succede mai nulla. Rivoluzione che presto muterà in un'inaspettata rivelazione...

Hanno descritto Il dolore crea l’inverno come il libro della maturità di Matteo Porru. Il che, per un ragazzo di appena ventitré anni, fa piuttosto sorridere. Non tanto per le storie che ha dietro, che sono già tante e interessanti, quanto per quelle ancora da scrivere, che ci auguriamo siano ancora di più. Il romanzo è senza dubbio un frutto maturo e piacevole da gustare. Il tema sotteso è la rimozione del ricordo, la memoria che nella storia viene sepolta metaforicamente da una neve incessante che tutto copre e livella. Nel paese immaginario di Jevnibirsk, situato nella realissima provincia di Vorkuta, più a nord del circolo polare artico, tutto è silenzioso e immobile. Persino il tempo è ormai fermo, irrigidito dal freddo implacabile. Elia Legasov, il protagonista, svolge il lavoro più importante e all’apparenza più inutile: spala la neve, e così facendo spazza via la coltre di oblio. Perché mentre tutti dimenticano i Legasov ricordano; questo è il loro compito e allo stesso tempo la loro maledizione. La domanda sottesa è infatti questa: cosa succede quando i ricordi vengono dissepolti? Quali conseguenze, quali rivoluzioni. Quali pene da affrontare per raggiungere l’inevitabile e dolorosa catarsi. La forza del libro, oltre che nel tema importante e tuttavia affrontato con estrema delicatezza, è nella scrittura di Porru, evocativa e ricercata ma allo stesso tempo semplice, non pretenziosa, diretta. Evidente il lavoro sulla pagina, sulla singola frase, alla ricerca della composizione che abbia il ritmo e l’atmosfera voluti e adatti a ogni passaggio. Ci si immerge nella storia piano piano e si finisce coperti dalle sue parole come la neve che nel romanzo copre qualsiasi cosa, accelerando progressivamente verso il finale, intenso e inaspettato.

LEGGI L’INTERVISTA A MATTEO PORRU