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Il dolore non esiste

Il dolore non esiste

Suo padre si chiama Achille. È nato nel 1953 e ha avuto otto figli da tre mogli diverse. La prima figlia l’ha avuta a sedici anni, l’ultima a sessantasei. Ilaria è nata nel 1977 ed è la terza. Achille non le parla da molto tempo – anche con altre sue figlie e con l’unico maschio ha avuto periodi durante i quali non si è parlato, ma ora, a parte le figlie più piccole di cui Ilaria non sa nulla perché non le conosce, parla con tutti – e soprattutto da quando, nel 2017, ha scritto cose ingiuste, secondo Ilaria, su sua madre e suo nonno. Non si ritrovava con certe loro affermazioni riportate da Ilaria nel suo ultimo libro. Lei ha risposto che era reduce da una serie di presentazioni in giro per l’Italia e che avrebbe fatto volentieri a meno della discussione. E suo padre ha deciso di fare a meno di ogni forma di dialogo con lei. Achille non le parla, ma Ilaria continua a trovarlo simpatico, perché ricorda che quando era piccola quell’uomo la faceva ridere moltissimo; lo trova simpatico perché ricorda perfettamente la sua intelligenza. Se qualcuno le pone qualche domanda sull’argomento, Ilaria si affretta a dire che l’assenza del padre non la fa soffrire, ma sente uno strano dolore accanto al polmone sinistro ogni volta che pensa a lui o parla di lui. Achille è nato nel gennaio 1953 a Chiavenna, un comune in provincia di Sondrio, in Lombardia. Si tratta di una località che conta circa settemila abitanti e a cui nessuno in famiglia è legato. Il nonno Carlo, poco dopo i vent’anni, comincia la sua carriera di magistrato e, accompagnato dalla moglie Evelina – lei studia lettere e vuole diventare professoressa – viene spostato di città in città e di tribunale in tribunale. Nel gennaio del 1953 i due sono a Chiavenna ed è lì che nasce il loro penultimo maschio, Achille, appunto. Della sua nascita Ilaria non sa molto. Ignora quanto sia durato il travaglio, non sa se Achille sia stato un figlio desiderato o frutto del caso né se quel giorno piovesse o meno. Tuttavia sa per certo che sua nonna ha fatto la quarantena per ciascuno dei suoi cinque figli, cioè si recava a casa della madre in Puglia, per quaranta giorni appunto, insieme all’ultimo nato...

Un padre che non parla con la figlia, ha deciso di divorziare dall’intera famiglia e la cui assenza è invadente quanto una presenza ingombrante. Una figlia che a sua volta è madre, è alla ricerca di una forma di complicità con il figlio – adolescente e proprio per questo incostante – e si interroga su quali possano essere i rimedi per colmare l’assenza e il senso di vuoto che il silenzio del padre ha creato. Perché non è affatto vero che “il dolore non esiste”, come sovente afferma quell’uomo sfuggente che risponde al nome di Achille, ha avuto otto figli da tre diverse donne e sa apparire e scomparire senza alcun motivo. Il dolore esiste eccome ed è nascosto dietro quei guantoni da boxe che Ilaria ha ricevuto come regalo di compleanno molti anni prima, proprio da Achille; quei guantoni che lei indossa per prepararsi ad un incontro a tu per tu con il padre, e lo fa sfinendosi nel corpo e nello spirito durante gli allenamenti, proprio per celare quel dolore dell’assenza e per trovare un nuovo equilibrio. Un romanzo autobiografico, quello di Ilaria Bernardini – autrice eclettica, che scrive per il cinema e la TV, oltre che sui giornali – ricco di riflessioni e di aneddoti divertenti e commoventi insieme, che raccontano il timore dell’abbandono e la sensazione di non essere mai adeguati, mai abbastanza. Un testo intriso di riflessioni sulla vita, sui rapporti di famiglia, sugli equilibri e i disequilibri. Un’attesa che si consuma ai margini di un ring sul quale il lettore spera di veder salire un padre e una figlia, finalmente a confronto con le loro paure e le loro ferite. E mentre ci si chiede se Achille andrà all’appuntamento o, come accade spesso, sceglierà di sparire, si comprende il vero significato dell’amore e della nostalgia e si realizza che anche ciò che fa male va celebrato, in quanto parte dell’esistenza stessa.