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Il dono del lupo

Il dono del lupo
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Che meraviglia quella villa a strapiombo sull’oceano! Reuben Golding, giovane giornalista dell’Observer di San Francisco, è letteralmente rapito dalla bellezza del posto, immerso nella foresta di sequoie secolari nel Nord Carolina, che dovrebbe magnificare nell’articolo che gli è stato commissionato. Dopo più di vent’anni, infatti, è stato dichiarato ufficialmente morto il proprietario della villa, Felix Nideck, scomparso misteriosamente durante uno dei suoi viaggi esotici, e sua nipote, l’affascinante Marchent, ha deciso di metterla in vendita. Reuben non farà certo alcuna fatica a dire ogni bene delle bellezze del posto che la donna gli mostra e, a dirla tutta, vorrebbe poter essere lui stesso il fortunato acquirente. Il giovane, un ventitreenne bellissimo di buona e agiata famiglia, abituato ad essere trattato con un amore condiscendente in quanto figlio minore, è anche assai colpito dalla bellezza di Marchent che, benché più vecchia di lui di diversi anni, ricambia il suo interesse: inevitabile la notte di passione tra loro in una delle stanze di quel luogo meravigliosamente fuori dal tempo. Quando però Reuben si sveglia nel cuore della notte scopre che la donna non è con lui; scende le scale e la sente parlare al telefono in cucina. D’un tratto la casa sprofonda nel buio e un vortice di violenza li investe. Reuben sente Marchent morire per mano di due tizi introdottisi in casa; poi avverte un’altra presenza, difficile da definire, che uccide i due assassini e colpisce anche lui con quelle che gli sembrano forti zampate. Quindi sente un dolore fortissimo alla testa, poi se stesso (ma è davvero la sua voce?) chiedere aiuto dal cellulare. Si risveglia in ospedale, confuso e circondato dalla sua famiglia. Le circostanze di quanto avvenuto quella notte terribile a Nideck Point si chiariscono in fretta; quello che non è affatto chiaro è come mai Reuben si stia riprendendo così rapidamente in pochi giorni. E le stranezze non finiscono qui. Cosa viene a sapere sua madre, famoso medico, a proposito delle analisi che gli hanno fatto i dottori? Perché tutti vedono qualcosa di strano in Reuben? E cosa sono queste stranissime sensazioni che rendono inquieto il ragazzo? Cosa gli sta succedendo veramente?

Dopo una parentesi dedicata ad altri temi, anche a carattere religioso, che hanno un po’ spiazzato i fan, torna Howard Allen O’Brien, l’americana di origini irlandesi più nota come Anne Rice, la regina del gothic/horror degli ultimi decenni da Intervista col vampiro in poi, e torna con un nuovo universo dedicato ad un’altra creatura cult dell’immaginario fantastico e spaventoso, sicuramente meno frequentata dalla narrativa. Con il solito mix di emozione, tensione e sensualità che conquista i suoi lettori, la Rice sceglie stavolta di scrivere una storia di licantropi e ne ricostruisce la genesi come specie affondandone le origini nella storia più antica. Niente pleniluni, niente istinti bestiali che si scatenano in preda ad incontrollati furori ferini. I Morphenkinder delle Wolf Gift Chronicles di cui questo è il primo volume – uscito nel 2012 in America dove è già stato seguito dal secondo della saga ma soltanto adesso tradotto in Italia – mantengono una grande consapevolezza di sé, dei propri sentimenti e delle proprie pulsioni, a cominciare dal piacere inconsueto e sensuale che si sprigiona intenso quando la trasformazione è imminente fino al bisogno di nutrirsi di carne viva e pulsante. Bene e Male si confondono più che mai in questa storia e perdono confini definiti: è la cattiveria, l’odore della malvagità altrui che scatena la trasformazione ed esige una punizione che l’Uomo Lupo non può evitare di infliggere lasciando sfogare i propri istinti più bassi. Il Morphenkind è simbolo perfetto del conflitto tra istinto e razionalità, del lato oscuro e animale che lotta contro quello umano e pietoso. Metà romanzo è dedicato appunto a questo conflitto interiore che Reuben non comprende, è consapevole della sua doppia natura umana e brutalmente ferina ma non capisce quale gli sia adesso più congeniale. Tuttavia la Rice pare indulgere troppo nei pensieri tormentati e ripetuti del giovane che costringono il lettore a pazientare a lungo prima che la storia decolli davvero. Probabilmente questo dipende dal fatto che si tratta del primo capitolo di una saga, pensato quindi come tale; piano piano infatti i personaggi che all’inizio appaiono un po’ evanescenti e banali vanno via via nella storia acquistando definizione e anche fascino, sicché si giustifica il giudizio de The Wall Street Journal: “Un ritorno in grande stile, un romanzo sensuale, gotico e a tatti metafisico”. Un romanzo che si legge in fretta, senza grandissimi entusiasmi per ora ma che promette certamente sviluppi interessantissimi, quindi assolutamente imperdibile per i fan della Rice e dei licantropi. Da segnalare, inoltre, la copertina particolarmente bella scelta per l’edizione italiana.