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Il dono di Cadmo

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Nonno di Panopoli (l’odierna Akhmim, in Egitto), un poeta egiziano di lingua greca vissuto nel V secolo d.C., scriveva che Cadmo – proveniente dalla fenicia Tiro – al termine del suo peregrinare, giunto in Grecia dove fondò Tebe, offrì a tutti gli abitanti della penisola il dono più grande che possa esistere: l’alfabeto. Secondo il mito, Cadmo si era impadronito dell’arte della scrittura degli antichi scribi egiziani e l’aveva rivoluzionata, semplificando i caratteri e disponendoli linearmente da destra a sinistra. Seppur fantastico, questo mito, come molti altri, racchiude in sé un non indifferente fondo di verità: l’alfabeto, per come è conosciuto oggi, può essere fatto risalire a una serie di geroglifici egizi, reinterpretati dai fenici e poi giunti in Grecia. Come per esempio la lettera A, in greco alpha, in arabo ‘alef: in egizio era simboleggiata dalla testa di un bue, nel protoalfabetico il bue è stato stilizzato (doveva suonare come ‘alp), in fenicio un’ulteriore rielaborazione la fa diventare una A girata di 90 gradi sinistra, e in greco assume finalmente la forma che tutti conoscono…

Il dono di Cadmo ha il grande pregio di rendere accessibile a chiunque un argomento tanto interessante quanto complicato come l’origine dell’alfabeto. Non è semplice scrivere di geroglifici, di segni protosinaitici, protoalfabetici con un linguaggio semplice, allo stesso tempo rendendo coscienti di quanti secoli di studi ci siano alla base di quanto si conosce oggi. Il merito va all’autore, Alessandro Magrini, una laurea in filologia classica ed egittologia a “Sapienza” – Università di Roma e autore di Il vero amore è quando si amorano tutti. Dialoghi di una bimba col suo papà dalla nascita ai quattro anni. Svestendo questa volta i panni del papà e indossando quelli del filologo, Magrini prende a una a una le lettere dell’alfabeto per come noi lo conosciamo oggi e ne riscostruisce, per quanto possibile, l’origine, affidandosi agli studi degli egittologi, dei grecisti e degli accademici che lo hanno preceduto. Così si scopre che la lettera B viene da un geroglifico che simboleggiava una casa, la lettera D da un logogramma che indicava una porta, e così via. Sempre in maniera chiara, semplice e lineare: per aiutare i non addetti ai lavori a capire da dove veniamo, come parliamo e come abbiamo fatto ad arrivare fino a qui.