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Il dossier O.

Il dossier O.

Quando il ministro dell’interno albanese riceve la missiva da parte della Legazione del Regno di Albania con sede a Washington, quasi sorride pensando alla faccia che farà il viceprefetto della piccola cittadina di N., sperduta nel nord dell’Albania. Una notizia ben strana e magari da sfruttare per il futuro, per diventare finalmente il biografo del Re. L’imminente viaggio di due irlandesi residenti a New York, e classificati come “studiosi di folclore”, con al seguito alcune apparecchiature bizzarre destinate a registrare voci e suoni chiamate magnetofoni, è cosa insolita per uno stato come l’Albania degli anni Trenta. Tanto più che la missiva della Legazione termina con una frase ambigua: “Non si può escludere che i due visitatori siano delle spie.” Due individui sospetti dunque, da sorvegliare costantemente e sfruttare non appena si faranno beccare con le mani nel sacco. Non è dello stesso parere la moglie del viceprefetto di N. che, annoiata dal lungo inverno e dalla mancanza di novità, “mio Dio, un’altra giornata uguale a ieri!”, alla notizia dell’arrivo dei due stranieri, già s’immagina persa tra le braccia di luno di oro, avvinghiata in un abbraccio focoso, clandestino e tremendamente romantico. Ma qual è la verità? Davvero Max Roth e Willy Norton stanno venendo in Albania, diretti alla locanda dell’Osso di bufalo, per studiare e se possibile registrare i rapsodi, cantori che trasformano in epopea i fatti contemporanei e che sono gli ultimi testimoni della poesia epica albanese, custode e antico legame con quella greca di Omero? È davvero questa la loro missione? Scoprire cioè se davvero quei poemi formati da migliaia di versi sono l’ultima brace di un fuoco acceso dagli antenati greci e quale fosse la vera identità di Omero, oppure sono semplici spie mascherate da sedicenti studiosi? Occorre seguirli, catturare di nascosto le loro conversazioni e poi inviarle al ministro dell’interno...

Chi era dunque Omero? Un poeta geniale o una sorta di editor della sua epoca? Si può finanche immaginare che non fosse nemmeno una persona in carne e ossa, ma un istituto dentro al quale molti redattori trascrivevano le cronache del tempo. Non un uomo, quindi, ma un acronimo: O.M.E.R.O., a significare qualcosa o le iniziali di qualcuno. Tutto questo potrebbe essere celato nei versi dei poemi dei rapsodi: figure misteriose e affascinanti che a volte transitano per la locanda dell’Osso di bufalo, cantano e poi se ne vanno. Un mistero affascinante, da tenere segreto prima che altri studiosi si precipitino in Albania rovinando il lavoro di ricerca condotto in questi anni. Una storia affascinante e curiosa, quella raccontata da Ismail Kadaré, uno dei più importanti scrittori europei, che ci mostra anche uno spaccato dell’Albania degli anni Trenta del secolo scorso, lontana dai riflettori, sperduta anche se al centro di un mondo in subbuglio. In contrasto con la dirigenza comunista, Kadaré, nel 1990, chiede e ottiene asilo politico in Francia dove diventa membro associato a vita dell’Académie des sciences morales et politiques. Più volte candidato alla selezione finale del Premio Nobel e vincitore del Premio Nonino nel 2018, oggi vive tra Tirana e Parigi. Un ema affasciante, perché la ricerca degli antichi legami, prima che il meccanismo dell’oblio sommerga ogni ricordo, è qualcosa di eccitante. Quando l’ambasciatore albanese dice ai due giovani studiosi: sapete che, secondo alcuni, nel primo verso dell’Iliade, “mènin aèide, teà, pèleiadèo Akilèos” (Cantami, o Diva, del Pelide Achille l’ira funesta) la parola ‘mènin” è la parola albanese ‘meni’ che significa ‘furore’, nel lettore si accende una fiamma di curiosità per qualcosa che potrebbe essere veramente accaduto. Un legame epico: il viaggio di una parola che porta con sé una storia che ti fa immaginare a occhi aperti un mondo epico oramai del tutto scomparso.