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Il dottor Arrowsmith

Il dottor Arrowsmith
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Martin Arrowsmith, giovane studente di belle speranze originario di Elk Mills nello Stato di Winnemac, frequenta le lezioni di Doc Vickerson, squattrinato medico alcolizzato. Secondo il laido dottore – “vecchio uomo grosso e sudicio senza nessuna virtù” – le letture imprescindibili per un medico sono tre: il volume di Anatomia di Grey, la Bibbia e le opere di Shakespeare. Quando Martin inizia a frequentare la facoltà di Arti e Scienza, il suo nuovo mentore è il professor Edward Edwards, detto “Bis”, direttore dell’Istituto di chimica. Le aspirazioni del giovane però sono ben altre e appena inizia a seguire le lezioni di medicina si appassiona al lavoro del dottor Max Gottlieb, che reputa un genio della batteriologia, ma data la scarsa preparazione di Martin in chimica fisica, la sua richiesta di seguirne le lezioni viene respinta. L’ambiente accademico dell’Università di Winnemac non è facile, i rampolli delle famiglie “bene” non sono del suo stesso ambiente e fraternizzare è arduo, la conoscenza con Ira Hinkley e Angus Duer lo persuade a entrare nella Digamma Pi, vivace pensionato studentesco. Per un anno segue le lezioni di anatomia del dottor Stout, ma non lo appassionano. Qual è la sua strada? L’aspetto commerciale della medicina o l’ideale della ricerca? Disprezza i colleghi del corso, interessati solo a prestigio e denaro, senza curarsi realmente dei pazienti. Le discussioni e i conflitti lo persuadono a lasciare la confraternita e cercare un altro alloggio. A rasserenarlo è lo studio del volume di Immunologia di Gottlieb e le fantasie sulla bella Madelina, che spera di poter sposare, un giorno. Trascorsa l’estate può finalmente iniziare i corsi di batteriologia. Osservare il dottor Gottlieb che in classe inocula l’antrace in due porcellini d’india vivi lo galvanizza. La sera si trattiene in laboratorio fino alla mezzanotte e il suo impegno viene lodato dal maestro, che inizia a notare nel giovane l’attitudine alla sperimentazione. Ma Martin con le sue domande polemiche e la sua insofferenza verso le altre discipline, attira l’antipatia di compagni e docenti. E i dubbi sullo scopo della medicina e sul valore della scienza continuano a tormentarlo e a instillargli un senso di inquietudine sul suo futuro…

Al giovane Martin Arrowsmith servirebbero due vite per poter soddisfare le proprie aspettative e, cosa più importante, quelle altrui. A cominciare dal matrimonio e dalle responsabilità connesse, non è infatti facile essere un marito devoto e Martin non è immune alle tentazioni. Inoltre deve impegnarsi nel mestiere di medico per guadagnare di che vivere, il che implica destrezza per fidelizzare i pazienti e non inimicarsi i colleghi. E poi la sua grande passione, la ricerca scientifica. Essere un “topo da laboratorio” è esaltante, le ricerche sui vaccini e sull’antrace lo assorbono completamente, ma le dinamiche nell’ambiente ospedaliero sono complesse e il rischio di essere screditato e cadere in disgrazia a causa di intrighi e alleanze è concreto. Harry Sinclair Lewis (1885 – 1951) evidenzia con abilità le sfumature inerenti all’ambiente accademico e scientifico negli Stati Uniti di inizio Novecento. La smania di acquisire prestigio e denaro. L’ipocrisia nascosta dalle apparenze e la rivalità che avvelena la ricerca e il progresso medico. Martin cambia spesso città e lavoro combattuto tra due scelte di vita in conflitto, ma la chiarezza arriva con le parole del dottor Gottlieb: “La scienza suppone un groviglio di emozioni molto oscure come il misticismo o l’ispirazione poetica; e le sue vittime non le sceglie tra gli uomini normali”. Scienziati si nasce e Martin non può sottrarsi al suo destino, anche se comporterà frustrazione e rinunce. Il dottor Arrowsmith è stato pubblicato per la prima volta nel 1925 e contiene una citazione dedicata al celebre agente immobiliare della città di Zenith, George F. Babbit (il romanzo Babbit è del 1922), amichevolmente chiamato Babski da Clif amico di Martin, che i due incontrano una sera in un locale. Winnemac è frutto della fantasia dell’autore che l’ha adoperata come ambientazione di varie opere. L’abilità di Lewis di tratteggiare i personaggi, le loro nevrosi e debolezze, le sfumature della natura umana gli è valsa il Premio Nobel per la Letteratura nel 1930. La vita di Martin Arrowsmith deve molto anche alla preziosa consulenza del microbiologo Paul Henry de Kruif, che ha seguito la stesura dell’opera, vincitrice nel 1926 del Premio Pulitzer.