Salta al contenuto principale

Il dottor No

Il dottor No

M è a conoscenza del fatto che Bond durante l’ultima missione è riuscito a cavarsela per un pelo, scampando al veleno mortale iniettato da quella fanatica sanguinaria di Rosa Klebb. Per questo è arrivato il momento di assegnargli un incarico di tutto riposo in Giamaica. Sull’ isola ci sono divertimenti, relax e belle donne, praticamente il massimo per consentire a 007 di riprendersi definitivamente. Al piacere però deve accompagnarsi il dovere: da qualche giorno gli agenti ivi dislocati, Strangways e Trueblood non comunicano più con il quartier generale e la cosa inizia a creare qualche perplessità in seno al Servizio Segreto di Sua Maestà. Le malelingue dicono che i due formassero una bella coppia e che avessero pertanto deciso di sparire senza lasciare traccia. M però rifiuta questa pruriginosa spiegazione: sia lui sia lei sono sposati al dovere e sembra davvero difficile che si tratti di una semplice fuga d’amore. Bond è la persona più indicata per vederci chiaro, a patto che cambi la sua pistola, risultata ormai obsoleta. Il doppio zero della sigla lo autorizza a uccidere, non ad essere ucciso. Bisogna a tutti i costi trovare un’arma più adatta e funzionale e la Walther PPK 7,65 mm sembra proprio quella più adatta...

Il dottor No, conosciuto in Italia anche con il titolo Licenza di uccidere è il sesto capitolo (datato 1958) della fortunata e lunga saga di Ian Fleming sull’agente segreto britannico James Bond. Si tratta di un’opera decisiva per il successo planetario del personaggio dato che è stata la prima ad essere stata trasposta sul grande schermo nell’omonimo (ed iconico) film di Terence Young con Sean Connery e Ursula Andress del 1962. Sul piano strettamente libresco è uno dei lavori più maturi di Fleming assieme al suo predecessore Dalla Russia con amore, con lo scrittore inglese che si dimostra perfettamente a suo agio nel dosare intreccio, ritmo e complessità dei personaggi. Qui, in particolare, abbiamo tutti gli ingredienti per un ottimo romanzo di intrattenimento: una trama apparentemente semplice ma con diversi interrogativi (tanto per Bond quanto per il lettore), ambientazioni esotiche che tornano a fare da sfondo alle peripezie dei personaggi diversi anni dopo Vivi e lascia morire e un villain tra i più riusciti dell’intera saga, quel Dottor Julius No che regala anche il titolo al libro. Proprio No prosegue nel filone, già inaugurato felicemente con Drax in Moonraker di antagonisti dal grande appeal e dalla storia personale travagliata. Assetato di rancore e con una venerazione delirante per il proprio, smisurato, intelletto, No – che si presenta in modo del tutto peculiare per magrezza e altezza, oltre che per due tenaglie al posto delle mani e per uno sguardo lucente e vivo – ha l’obiettivo di dirottare i missili intercontinentali americani grazie alle interferenze generate da un sistema custodito nella sua impenetrabile fortezza caraibica di Crab Key. A tentare di sgominare il suo piano c’è un James Bond ancora acciaccato dopo l’epilogo di Dalla Russia con amore ma non per questo meno affascinante e attraente. Ne farà le spese la divina Honey Ryder, una Venere nata dal mare – indimenticabile la resa cinematografica data al personaggio da Ursula Andress – che dopo qualche resistenza finirà, come da copione, a cedere al fascino di 007 e a coadiuvarlo nel contrastare No e i suoi sgherri. Il cocktail “ragazze nude, spie e armi nucleari”, triade infallibile di elementi per una buona spy story secondo Fleming, qui funziona alla grande e la saga può continuare, veleggiando tranquillamente verso la prossima avventura.