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Il fattore Scarpetta

C’è molto lavoro per l’Istituto di Medicina Legale e per Kay Scarpetta. Addirittura gli operai montano bare di pino di tutte le misure senza soluzione di continuità, perché non bastano mai. Sono le quindici e dalla mattina sono già arrivati quindici cadaveri da sottoporre ad autopsia. Lei ha cominciato a lavorare alle sei, su alcuni l’esame post mortem è particolarmente chiaro e veloce, su altri piuttosto complesso, a volte anche contrastato con elementi che confermano e smentiscono contemporaneamente orari e modalità. Uno di questi è il caso di Toni Darien, giovane donna sul cui cadavere Kay Scarpetta non riesce a trovare nulla che possa indicarne la causa di morte: ha una sciarpa stretta intorno al collo, ma nessun segno di asfissia. È stata trovata con slip e pantaloni della tuta attorcigliati intorno alle caviglie e con una felpa di pile e il reggiseno tirati su. L’assassino l’ha colpita alla testa? Ha contusioni, edema ed emorragia nella corteccia cerebrale, facile ipotizzare che non sia morta subito, ma dopo qualche ora: eppure intorno al cadavere c’è pochissimo sangue e non può essere tutta colpa della pioggia. Quando Kay rientra all’Istituto (è uscita per mangiare qualcosa per pranzo, ma la voglia è stata superata dai pensieri), nota un po’ di movimento e il cadavere di Toni Darien, invece di trovarsi dentro il suo sacco nella cella frigorifera, è sdraiato su una lettiga con una addetta che la sta sistemando per portarla al piano di sopra e farla vedere alla madre che sta piantando una vera e propria grana perché è l’ex marito che si è occupato del riconoscimento e i due hanno cominciato a litigare di brutto...

Il periodo è quello di Natale, quello per eccellenza più bello dell’anno, ma... nonostante New York (adesso i nostri eroi si trovano nella Grande Mela, senza però che l’autrice ci faccia sapere, se non in maniera frammentaria come ci sono arrivati e perché), l’atmosfera è cupa e risente ancora della tragedia delle Torri Gemelle (siamo sul finire del primo decennio degli anni Duemila), del recente dissesto finanziario legato alle speculazioni che hanno minato l’economia di tutto il pianeta. Anche l’anatomopatologa più famosa della letteratura americana, che in questo ennesimo libro rischia di nuovo la propria vita, non sembra far caso a luci e addobbi. Ci sono intrighi, omicidi e casi particolarmente difficili da risolvere, ma ci sono anche un sacco di dubbi. C’è qualcosa che non torna: sono di nuovo tutti uno contro l’altro, c’è di nuovo un’invidia di base nei loro confronti che allontana da quelle belle trame alle quali ci aveva abituati Patricia Cornwell, di grande stima e collaborazione. Soprattutto non c’è la continuità alla quale eravamo abituati, almeno nei personaggi base della storia, pur nella complessità dei casi sempre diversi. Kay Scarpetta adesso finisce in tv (probabilmente impensabile fin qui, conoscendo la sua ritrosia) e riceve anche una proposta per un programma dal titolo proprio “Il fattore Scarpetta”, è sposata con Benton Wesley, litiga con Pete Marino e anche con la nipote Lucy Farinelli le cose non vanno benissimo... Ma come siamo arrivati fin qui? La squadra vincente si sta disgregando? Insomma, alla fine sembra di respirare una strana aria che apparentemente sembra essere traducibile in una sola parola: stanchezza. Ma può Patricia Cornwell essere stanca delle sue creature che l’hanno resa famosa in tutto il mondo?