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Il figlio sbagliato

Il figlio sbagliato

Sedici fotografie. Ci sono tutte, le conta tirandole fuori una a una. Le appoggia alla parete e le guarda, arretrando di qualche passo. Poi comincia a scriverne i titoli su altrettanti fogli e ad attaccarli col nastro adesivo sulle cornici segnaposto, semplici e anonime: non gli servono gli originali per visualizzarle sulle pareti, gli sono sufficienti i titoli per rievocarli nella sua mente. Lo aspettano molte ore di lavoro, alla sua età ne risentirà sicuramente domani, ma è il prezzo da pagare per la sensazione di libertà e leggerezza che proverà tra due giorni durante la mostra: è pronto a rimediare agli errori del passato, a dire finalmente la verità, senza più paura neanche della morte. Erica Falck e Patrik Hedström si sono appena svegliati e iniziano a parlare della festa per le nozze d’oro a cui sono stati invitati: Patrik non ha molta voglia di andarci, ma Erica conosce i suoi punti deboli e sa come convincerlo, senza tuttavia riuscire ad andare molto oltre prima che i tre figli, in pigiama, li raggiungano per saltare sul letto e dare così inizio a una nuova giornata. Erica deve raggiungere Louise per accompagnarla nella power walk mattutina. Henning Bauer dà segni di nervosismo tamburellando con le dita sul tavolo. Sta aspettando una telefonata ufficiosa che lo avverte di una vittoria fondamentale per la sua carriera, è in lizza tra i primi cinque e dopo tanti anni di matrimonio ha ancora bisogno del supporto di sua moglie Elisabeth, che infatti lo tranquillizza e lo rassicura...

Undicesimo romanzo della serie di Camilla Läckberg dedicata a I delitti di Fjällbacka – atteso ritorno dopo sei anni dal precedente (l’autrice riprende spesso dettagli per facilitare la continuità) – non delude le aspettative, anche se si nota un crescendo di volgarità e aggressività – più frequenti in altre sue serie – però non tali da disturbare. È forse il suo romanzo più cattivo, però dà voce ai deboli e trascina con sé riflessioni profonde: il pregiudizio, la misoginia e il predominio dell’uomo sulla donna, la sensazione di inadeguatezza in una società giudicante e cattiva, la fragilità della vita, la vendetta, tema caro alla Läckberg che lo tratta spesso nei suoi romanzi. Sono presenti anche dolore, rabbia e paura. I personaggi sono molto ben caratterizzati e sono persone normali con vite normali e questa è la loro forza: l’autenticità. Le loro storie sono dinamiche, riempiono la trama al pari delle vicende gialle, e contribuiscono a creare quella solida struttura che lo rende così avvincente, comprese abitudini, cultura ed enogastronomia svedesi. Due diversi piani temporali, due storie parallele che poi si intrecciano, espediente utilizzato spesso dalla Läckberg, con tanto di cold case le cui indagini sono portate avanti da Erica. L’intreccio è avvincente, incalzante, cattura e trattiene il lettore, grazie anche ai numerosi colpi di scena e ai cambi di prospettiva che confondono le acque, rendendo la verità inafferrabile. Soldi, potere, fama, importanza delle apparenze, amore, tradimenti, segreti taciuti e incancreniti, l’innocenza contrapposta alla colpa, sentimenti e menzogne sono alcuni degli elementi di questo thriller adrenalinico dal finale a sorpresa e aperto: il cliffhanger lascia sperare i fan.