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Il fiore perduto dello sciamano di K

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È la prima volta che Laila entra in quel quartiere; il Barrios Altos è conosciuto per la sua fama di distretto pericoloso e poco raccomandabile, e non sarebbe certo il posto adatto alla figlia di un diplomatico, se non fosse che lì c’è il miglior ospedale neurologico di tutto il Perù, e che Laila è malata. Deve ricoverarsi per fare tutti gli esami necessari a capire il motivo per cui la sua vista è così difettosa. Laila vede bene al centro del campo visivo, ma quasi nulla ai lati. E il tutto peggiora enormemente al buio. Appena entrata nel “Nido”, il reparto di pediatria del Santo Toribio, tutti la notano e credono che sia una principessa. Non capita spesso di vedere ragazze così bionde da quelle parti. Inoltre, non sembra affatto malata, all’apparenza. Così come quello che tutti chiamano El Rato. È da sempre in ospedale, si racconta sia il figlio di uno dei dottori e sia lì per via di una malattia così particolare che vengono da tutto il mondo per studiarla; ma di cosa si tratti, nessuno lo sa davvero. El Rato conosce ogni angolo dell’ospedale e porta Laila a visitare gli ambienti più segreti, tra cui la biblioteca, dove i due trovano un diario rilegato in pelle in cui sono trascritte le scoperte di un ex-dottore del Santo-Toribio riguardo l’esistenza di un fiore perduto, che cresce in un misterioso villaggio nella Foresta Amazzonica, e sembra avere eccezionali capacità curative. Una faccenda assai strana, ma forse anche una grande speranza a cui aggrapparsi per Laila, che sta per scoprire di soffrire di una malattia incurabile…

Una grande avventura ambientata in un posto lontanissimo con un fiume famosissimo: il Perù e il Rio delle Amazzoni. Da Lima a Machu Picchu, poi lungo il Rio fino a Iquitos, Laila e El Rato procederanno, tra disavventure e incredibili fortune, il loro viaggio, protetto dagli spiriti animali della giungla, alla ricerca di uno sciamano in grado di rivelare loro dove si trovi il misterioso villaggio di K. Morosinotto si dimostra all’altezza delle alte aspettative che ci ha creato con gli altri libri della trilogia dei fiumi (Il rinomato catalogo Walker Dawn e La sfolgorante luce di due stelle rosse), anche con un tema scivoloso e difficile come la malattia. Così Laila, che dalla prima pagina sappiamo che non potrà salvarsi, decide di prende il controllo della propria vita, prima che la malattia lo faccia sul suo corpo. Laila deve scappare per poter fare esperienza di sé stessa in una maniera assoluta, più profonda, per vivere, ma allo stesso tempo ha il coraggio di farlo proprio perché non ha più nulla da perdere. L’avventura è così incalzante che spesso ci fa dimenticare il vero motivo del viaggio, la malattia, che però di tanto in tanto viene a manifestarsi anche graficamente sulla pagina, prepotente, agendo sulla nostra lettura, ora rallentandola, ora complicandola, ora impedendola. Incredibilmente, grazie alla magia sciamana e alla grande maturità raggiunta da Laila alla fine del viaggio, sarà possibile una chiusa serena di una storia senza speranze, ma comunque una gran bella storia: da raccontare e da leggere.