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Il fondaco dei libri

Il fondaco dei libri

Venezia, 21 aprile 2015. Quando l’inserviente, dopo aver bussato senza ottenere risposta, apre la porta di una delle migliori stanze della foresteria Kettler, nel mezzanino dell’omonimo palazzo, resta impietrito sulla soglia ed emette un urlo di orrore e sorpresa insieme. La luce del mattino di primavera, che filtra attraverso la finestra spalancata, mostra impietosa le macchie di sangue rappreso generate dal cranio spaccato di un uomo che giace a terra, in una posizione scomposta. Poche ore dopo un motoscafo della Polizia solca a tutta velocità e a sirene spiegate il tratto finale del canal Grande e si dirige verso l’Isola di San Giorgio. Sul motoscafo, oltre al commissario Nicola Aldani, ci sono l’agente Vitiello alla guida e, seduti, gli ispettori Manin e Zurlini. Una volta sbarcato, Aldani si guarda intorno un attimo, poi si dirige verso le sale dell’ex monastero di San Giorgio Maggiore. È lì l’entrata al refettorio del Palladio, che sta ospitando in quel momento un prestigioso convegno. Aldani, infatti, riesce a sentire quello che potrebbe essere il ministro dei Beni Culturali aprire l’incontro che rappresenta l’evento di punta delle celebrazioni per i cinquecento anni dalla morte di Aldo Manuzio, considerato uno dei fondatori dell’editoria moderna. Aldani nota che, accanto al relatore, ci sono il governatore della Regione Veneto Olindo Gaffin e il sindaco Aldo Gusso, il prefetto, la sovrintendente dei beni artistici e il rettore di Ca’ Foscari, la prestigiosa università di Venezia. Inizialmente il relatore non nota Aldani e gli altri farsi strada tra le persone intente ad ascoltare il suo discorso d’apertura, ma quando anche il pubblico si mostra incuriosito dai poliziotti che avanzano dal fondo della sala, si interrompe un attimo prima di tornare a leggere i propri appunti. A questo punto Aldani interviene in maniera piuttosto diretta: si sporge sul tavolo, afferra un microfono, lo attiva, verifica che funzioni e comunica che si vede costretto a interrompere la celebrazione, a causa dell’indagine della Polizia in corso, conseguente al rinvenimento del corpo senza vita di un professore tedesco giunto a Venezia proprio per partecipare al convegno…

Michele Catozzi, autore nato a Mestre ma vissuto a lungo a Venezia, firma la quinta indagine che ha come protagonista il commissario Nicola Aldani, uomo la cui personalità e il cui amore per il caffè si sono man mano delineati nel corso dei precedenti romanzi e che è chiamato, questa volta, a individuare l’assassino di un professore tedesco giunto nella Serenissima nell’aprile 2015 per partecipare a un convegno e trovato cadavere, con la testa fracassata, nella stanza della foresteria presso la quale alloggiava. La città lagunare, proprio in quei giorni di primavera, sta celebrando il cinquecentenario della morte di uno dei suoi più famosi figli d’adozione: Aldo Manuzio che, pur non essendo veneziano, ha trascorso nella città veneta parte della sua esistenza. Il professore tedesco è stato ucciso intenzionalmente o si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato? O magari è la vittima non prevista di una rapina dall’esito disastroso? Non è facile, per Aldani e la sua squadra, cercare il capo di una matassa quanto mai intricata. Le piste da seguire sembrano diverse e tutte si rivelano tortuose; l’ambiente nel quale muoversi è piuttosto complesso e poco noto al commissario, che si ritrova intrappolato in una sorta di palude popolata da bibliofili, collezionisti e antiquari che non sempre paiono essere quel che dicono di essere. Una volta ancora Catozzi offre al lettore una storia avvincente e carica di colpi di scena, impreziosita dall’interessante ambientazione – una magnifica Venezia – e dai continui riferimenti a un mondo tanto interessante quanto poco conosciuto: quello dei libri antichi e della loro contraffazione. Un romanzo in cui la tensione è viva fin dalle prime pagine e il cui finale invita il lettore a interrogarsi sul ruolo dei maestri artigiani, depositari di una preziosa conoscenza da tramandare ma spesso immersi in una realtà lavorativa piuttosto complessa.