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Il fratello

Il fratello

Roy Opgard conduce un’esistenza tranquilla nel piccolo paesino norvegese di Os: gestisce una stazione di servizio in mezzo al gelo e alla neve, vive solo nella grande tenuta di famiglia e sente di amare questa solitudine, anzi sente di meritarla. D’improvviso, la sua vita viene sconvolta dal ritorno del fratello minore Carl, che porta con sé dall’America anche la moglie Shannon, alla quale manca un occhio: i due hanno un progetto, costruire un hotel di lusso nella cittadina di Os facendo contribuire alla spesa ognuno degli abitanti per poi dividere anche i proventi. In realtà, il rapporto tra Roy e Carl nasconde dei segreti inconfessabili e dei traumi che vengono a galla pian piano: Carl, infatti, è stato abusato fin da piccolo dal padre, poi misteriosamente scomparso assieme alla madre in un incidente d’auto. La colpa di non aver protetto a sufficienza il fratello porta Roy a commettere gli atti più immondi nella speranza di redimersi e di dare un futuro a quel che resta della famiglia. Carl, però, non è persona da meritare tanti sacrifici: si è lasciato alle spalle una serie di truffe in America, è fuggito e ora abusa di alcol ed è violento con la moglie appena sposata. Dopo il misterioso rogo dell’hotel in costruzione, Roy si ritroverà nuovamente a dover proteggere quel fratello a cui è legato da sensi di colpa inestinguibili, nati durante il periodo più difficile, ossia, l’infanzia...

Sullo sfondo di una Norvegia cupa e glaciale, le avventure dei due fratelli minano dall’interno le nostre certezze sulla famiglia e sul concetto di giusto e sbagliato. Roy è pronto a tutto per dare una mano a Carl eppure, facendolo, non solo commette i crimini più efferati ma soprattutto ne è conscio, è consapevole del male prodotto e, anche di fronte all’epilogo finale brutale e impressionante alla maniera scandinava, non riesce a staccarsi dalla fonte del problema, anzi insiste nella volontà di aiutare quel fratello che nulla di buono produce e che porta solo guai. Il rapporto viscerale tra fratelli viene scandagliato e, probabilmente, questo libro va letto - per essere compreso fin in fondo - non da figli unici: le mille sfaccettature dell’affetto, della dipendenza, del senso di responsabilità sono raccontate con stile tagliente e lucido, portando alla luce il grigiore esistenziale e i molti compromessi a cui è costretto a scendere l’essere umano quando vengono toccate le corde più sensibili della sua anima. Il thriller diviene così un modo per entrare dentro se stessi e per porci delle domande: avrei fatto lo stesso? Mi sarei comportato così? Domande a cui ognuno di noi può dare risposte diverse. Quello che resta, però, è una storia lugubre a cui nemmeno la neve, che scende copiosa nella Norvegia di Jo Nesbø, può togliere lo sporco che si respira ad ogni pagina. La lettura deve essere lenta, per stomaci forti, appena si digerisce un evento infausto ne spunta fuori un altro ancora più crudo e terribile fino alla scena finale che lascia sconcertati e colpiti nell’intimo, nei pudori più ancestrali, nella nostra stessa concezione di Bene. Non una storia per tutti, quindi, ma un racconto che, grazie alle atmosfere cupe e alle azioni sordide dei protagonisti, ci trascina e ci porta ad indagare dentro noi stessi. Su quali principi non siamo disposti a scendere a compromessi? Quando l’amore per un fratello diventa degradazione della nostra anima?