Molte sono le persone provenienti da lontano che arrivano in Italia con i loro sogni, ferite, ambizioni e speranze. Sono per la maggioranza uomini, le donne arrivano dopo, mogli, madri. Sono quasi cinque milioni gli immigrati naturalizzati italiani, ma quell’etichetta è difficile da togliere. È questo un tema usato dalla politica, a volte con intenti divisivi o per meri scopi elettorali. La narrazione dei migranti è convulsa e spesso genera confusione. Si passa dalla criminalizzazione dell’immigrato, che poi diventa un buon lavoratore o l’eroe del giorno per qualche spettacolare salvataggio, per giungere poi all’imprenditore di successo. Questo libro sceglie di raccontare quegli immigrati che hanno deciso di mettersi in proprio con un’attività imprenditoriale, investendo coraggiosamente sulle proprie capacità, accettando anche il rischio di fallire. È un processo lungo e pieno di ostacoli, un cammino che si scontra non solo con i conti, il fatturato annuo, ma anche con la cultura. Undici sono le storie di imprenditori raccolte nel libro, che fotografano la situazione attuale, andando indietro per considerare il mondo lasciato alle spalle dagli immigrati, ma mai dimenticato. Sono storie di persone che si sono fatte strada nel nostro paese partendo dal loro. Il passato e il presente di un’umanità che lascia la sua impronta in un paese che è diventato il loro, rendendosi utili, financo necessari per gli “italiani”. L’Europa è troppo ripiegata su sé stessa per considerare con serenità e lungimiranza la ricchezza culturale e sociale che arriva con gli immigrati dai loro paesi di provenienza. Questa è una risorsa non un pericolo. Questo è l’aspetto sano del processo migratorio perché non spezza i legami e i vissuti di chi emigra per una continua ricerca di un solido arrivo…

Karima Moual, giornalista, editorialista si occupa di politica mediorientale, mondo arabo e immigrazione. Con questo suo Il freddo in Africa racconta di quegli immigrati che hanno deciso di “mettersi in proprio” in un’attività imprenditoriale e lo fa partendo dalla radice del fenomeno immigrazione. Un lungo e ricco viaggio di approfondimento sul fenomeno migratorio, narrato con stile diretto e a volte intimo. Questo fenomeno è cambiato nel tempo e la sua politicizzazione è diventata negli anni un ostacolo. L’ideologia, il fomentare la paura e i pregiudizi non fanno che ostacolare le nuove generazioni figlie dei migranti, mentre dovrebbero essere solo riconosciute. Il libro è una raccolta di storie di uomini e donne che ci portano a conoscere persone provenienti da diverse parti del mondo, unite dall’esperienza dell’immigrazione in Italia. Queste sono storie di successo imprenditoriale, ma non va dimenticato che il colore della pelle, il nome e il cognome conta ancora molto, come pure la differenza di passaporto di provenienza, che sia Africa o Medio Oriente. L’emancipazione delle comunità di migranti è difficile senza documenti, perché non possono avere voce, né tantomeno diritto di voto. Cambiare nome e cognome per poter lavorare e ambire a crescere e a perseverare a volte è necessario. È l’esempio di Yassine El Aouak arrivato da Fes, Marocco. Si è fatto chiamare Mattia per poter giocare con gli altri bambini e anche da adulto la sua identità marocchino italiana è stata difficile da accettare. Perché Yassin ha dovuto farsi chiamare Mattia? La sua start up umbra è di grande successo, Parking My Car è solida, ma lui è sempre Mattia. Sono le idee le vere protagoniste di questi racconti, che non avrebbero potuto essere realizzate se quelle persone non avessero deciso di valorizzare il proprio vissuto. Come ha fatto Madi Sakandé, proveniente dal Burkina Faso e residente in Italia dal 1977. Con la sua azienda la New Cold System produce componenti e impianti frigoriferi, oltre ad occuparsi di refrigerazione e condizionamento e in Africa ce n’è davvero bisogno. L’autrice ha scelto il filo conduttore dell’imprenditoria perché mette insieme vari componenti, il sogno, il viaggio, il primo lavoro come dipendenti e poi il fare impresa e la dimestichezza con gli istituti bancari e le difficoltà burocratiche. È necessario parlare di queste cose positive e non solo di cronaca nera e di sbarchi, dimenticando che queste generazioni sono una risorsa e producono ricchezza al Paese Italia. Importante è la prefazione di Malika Ayane e il suo insistere sull’avverbio “nonostante” incontrato spesso nella sua vita. A conclusione di queste storie segue una lunga intervista al premio Nobel per la pace 2006, Muhammad Yunus, ideatore e realizzatore del microcredito moderno, ovvero di un sistema di piccoli prestiti destinati a imprenditori troppo poveri per ottenere credito dai circuiti bancari tradizionali, un ostacolo incontrato anche nelle storie che raccontate nel libro perché purtroppo il problema persiste ancora. Con Il freddo in Africa Karima Moual ha voluto trovare il modo di raccontare queste persone e restituirne al meglio l’ambizione, il coraggio, la forza nel superare gli ostacoli in una continua ricerca di un arrivo. Perché, in fin dei conti, non smettono mai di viaggiare.