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Il fuoco

Il fuoco

L’ultimo crepuscolo di settembre diffonde una straordinaria atmosfera di bellezza. Le ghirlande di luce disegnate sulla superficie dell’acqua dal movimento dei rami della gondola si riflettono sul cielo imbrunito fino a cingere da lontano gli angeli che ora splendono sulla sommità dei campanili delle chiese di San Marco e di San Giorgio Maggiore. Stelio Effrena, giovane intellettuale ricco di fascino e brio, la cui massima aspirazione è quella di costruire a Roma un tetro dedicato ad Apollo in grado di rivaleggiare con il modello wagneriano di Bayreuth, questa sera appare insolitamente taciturno e pallido. Foscarina, famosissima attrice teatrale, che a dispetto della maggiore età e di una bellezza che ormai tende a sfiorire ama l’uomo con profondo trasporto, lo avvolge di lusinghe e lo incoraggia lungo il tragitto che li conduce al Palazzo Ducale di Venezia. Qui egli è stato invitato a tenere un importante discorso nel corso del quale potrà spiegare la sua concezione della filosofia sull'arte e sulla creazione per la prima volta dinanzi ad un numeroso pubblico numeroso,. Intanto, da un’elegante imbarcazione veneziana usata per le cerimonie che transita a poca distanza dalla loro gondola, occhieggia lo sguardo incuriosito della Regina che riconosce i due celebri personaggi. Accanto a lei è presente la contessa di Burano Adriana Duodo, che nella piccola isola custodisce un giardino di refe impreziosito dall’alterno sbocciare di antichi fiori. Donna giovane e bella, sensibile al fascino dell’arte…

Pubblicato nel 1900, Il fuoco è il primo e ultimo libro della trilogia incompiuta dei Romanzi del Melograno. L’opera sembra a lungo risolversi nell’esaltazione di un protagonista - di stampo autobiografico - al di sopra di ogni limite e costrizione umana. Pet Stelio Effrena, questo il suo nome, l’esistenza e l’arte, il sogno e il desiderio, nonché la vittoria costituiscono le parti indissolubili e salienti della sua personalità. Esattamente come accade a D’Annunzio. Il romanzo, del resto, pone in luce elementi e motivi dell’esistenza dell’autore. In particolar modo, quelli che egli trae dalle vicende relative al legame che ancora intrattiene con la celebre attrice teatrale Eleonora Duse, risaltano nella forma più evidente. Mai nessuno scrittore italiano prima di lui si era spinto con altrettanta audacia nell’esibire, ad alto livello letterario, tutta l’indubitabile fisonomia della relazione amorosa tra lo scrittore e una donna altrettanto illustre. Fisionomia presente nel libro per di più con una nutrita presenza di particolari scabrosi. Gli espliciti riferimenti descritti dal temperamento lussurioso di D’Annunzio danneggiano irreparabilmente l’immagine di una diva fino a quel momento percepita come anima bella, incarnazione di una femminilità quasi spirituale ancorché ormai ben più anziana del poeta. Venezia si trasforma, dunque, in un santuario estetico per Stelio, superuomo dotato di qualità ammalianti e di esasperati poteri amorosi che esercita sulla Foscarina. Anche se la seconda parte del libro la coppia si consegna ad un rapporto meno carnale a cui fanno da cornice splendide evocazioni di paesaggi in un rimando simbiotico che suggella la prosa poetica e raffinata del vate e rende manifesta la complessa personalità umana ed artistica di D’annunzio.