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Il fuoco che ti porti dentro

Il fuoco che ti porti dentro

Sua madre si chiama Angela. Detesta il proprio nome e, ai suoi occhi, ha avuto una vita di merda. A diciannove anni se ne è andato di casa per non vederla più e per decenni il loro rapporto è rimasto decoroso perché a distanza ma, ora che è anziana, da Napoli, sua madre si è trasferita a Milano, in un appartamento al piano terra che confina con il suo. La detesta perché gli ha dato un’educazione al contrario, perché da quando si è staccato da lei e ha aperto gli occhi ha capito che il mondo, quello giusto, era l’opposto di quello che lei descriveva massacrandolo e disprezzandolo con ogni insulto possibile. Nulla si salva agli occhi della donna. Ha dato filo da torcere a tutto e tutti, costruendosi una barricata oltre il quale nessuno, né marito né figli, possono entrare. Da dove nasca questo fuoco lavico che ha dentro non è chiaro. Forse la guerra vissuta durante l’infanzia, o il padre scomparso troppo presto, oppure una madre che ha reso la sua vita infelice tanto quanto Angela è capace di renderla a lui. Però ora che la spia attraverso le inferriate della finestra e la vede stesa sul divano ad aspettare la morte, gli appare come un oggetto abbandonato e capisce che tutto quello contro il quale lei ha lottato, e lui con lei, trascinato in questo vortice di rifiuti e astio ostinato, si dissolverà con lei e di questa donna in fiamme non rimarrà niente. Solo ora, al cospetto di quel corpicino anziano sempre più fragile, si rende conto che quella fiera stanca di combattere è sua madre e che la sua morte lascerà in lui un vuoto e un punto di non ritorno oltre il quale il figlio rimasto solo cercherà nei pochi ricordi belli quel legame quasi invisibile che li univa....

“Una volta me l’ero portata in Val d’Aosta perché avevo da sbrigare una cosa veloce da quelle parti (..). Ero stato contento di portarcela, non aveva mai visto le grandi montagne e la sua gratitudine mi dava gioia, anche se sapevo che non sarebbe durata”. In questa semplice frase c’è il bisogno complesso e smodato di un figlio di avere una connessione con una madre che rifiuta qualsiasi contatto emozionale. “È mai stata passabilmente felice?” si domanda il figlio che è anche l’autore di questo romanzo che non ti aspetteresti su una madre. Madri per le quali si vorrebbe un’elevazione e una lunghissima e ininterrotta poesia, trasformate in esempi di grazia e bontà da seguire, i cui valori trascendono l’umano e che, agli occhi dei figli, diventano quasi opere di santi, mentre qui vengono gettate a terra dalla realtà dei fatti, dentro una fossa che loro stesse si sono scavate con le proprie mani negli anni. Angela è, al contrario di questo nome che lei stessa rifiuta, una creatura che vive di conflitti, di critiche distruttive verso tutto e tutti. E all’ombra di una donna così un figlio non può che crescere cercando la fuga. Ma, essendo questo figlio votato alla letteratura, è in essa che cercherà comprensione, sfogo, speranza di pacificazione con ciò che è stato e che non è stato. Un romanzo così, sorprendente per la sua autenticità, confessione laica di un uomo al quale non è stato permesso di amare, non può che colpire al cuore e perciò non meraviglia che sia stato scelto per la cinquina del Campiello 2024. Il fuoco che ti porti dentro di Antonio Franchini è un’arma di difesa di quei figli costretti in barricata sin dalla nascita e che oltre il filo spinato vedono la madre nemica ad attenderli.