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Il futuro

Il futuro

Lenk Sketlish è un uomo potente, che ha costruito la propria carriera sul futuro, che è il suo conforto. L’urgenza di quel che sarà, del domani, del prossimo decennio lo incalza e lo spinge avanti. La voce bassa e cantilenante dell’insegnante di meditazione, a cui fischia il naso, lo invita a respirare, assicurandosi di avere la pancia molle in fase di inspirazione. La donna ripete che ciascun uomo prova ansia per ciò che potrebbe accadere in futuro, mentre in realtà il futuro altro non è che una fantasia, e tutte le sue promesse o le sue paure altro non sono che frutto dell’immaginazione. Ecco perché vale la pena rilassarsi e godere del momento presente. Se ci si accorge che i pensieri sono partiti per la tangente e hanno preso il largo, occorre concentrarsi e riportare l’attenzione sul respiro. È il qui e ora, il momento presente l’unica cosa di cui si ha bisogno. Lenk non è affatto d’accordo. Con lui questi discorsi non funzionano affatto. Si trova lì, a fare meditazione, per dimostrare la propria buona volontà, ma non è un bamboccio immaturo. Da vent’anni dirige l’azienda Fantail, di cui è CEO, e una volta sola ha perso la calma: durante quello stupido convegno ambientalista costose sculture di ceramica sono state lanciate contro tramezzi di vetro intagliato e qualcuno è finito all’ospedale con una scheggia nell’occhio. Quando lo schermo ultrapiatto che porta al polso emette un bip insistente, la maestra di meditazione aggrotta la fronte, ma Lenk deve lanciare un’occhiata al display. Potrebbe trattarsi di una emergenza da risolvere o di una decisione da prendere. Invece no. Mentre legge la notifica, un’espressione tetra gli appare in volto. Socchiude gli occhi e realizza che la fine dei tempi è arrivata. Zimri Nommik, CEO di Anvil, azienda specializzata nello shopping online e nella logistica, vede invece la notifica quattro ore dopo perché, incredibile ma vero, ha appena consumato un rapporto sessuale con la moglie, dopo che lei aveva mostrato, per tutta la durata del convegno ambientalista Action now! un umore decisamente nero ...

Naomi Alderman, autrice inglese di fama internazionale, offre al lettore un romanzo di cui è piuttosto complicato definire il genere d’appartenenza. Si tratta senza dubbio di un testo di fantascienza, ma non di quella che trasporta in tempi lontani o in mondi altrettanto remoti, bensì in una realtà che si potrebbe definire futuribile. Oltre a ciò, è anche un giallo, o meglio un cyber-thriller, perché si muove tra scenari relativi alla realtà finanziaria ed economica e serial killer. La prima parte del romanzo è una fotografia della vita dei vari personaggi della storia, che sono chiamati a vivere un’esperienza peculiare: la fine del mondo è in arrivo ma solo ad alcuni è data la possibilità di esserne messi al corrente con dieci giorni d’anticipo. Pagina dopo pagina i vari protagonisti mostrano al lettore tutto ciò che li riguarda: il loro passato, che li ha modellati, il presente che sembra essere sul punto di stravolgere ogni certezza e il futuro, che sta per irrompere nelle loro vite. Vicende personali si intrecciano a considerazioni che mettono in luce il messaggio sociale che la Alderman pone al centro della storia: se non si prendono provvedimenti legati alla questione del cambiamento climatico mondiale, il rischio è che la fine del mondo non sia più solo qualcosa di fantascientifico, ma una realtà possibile. Tra figure femminili che potrebbero salvare il mondo e miliardari approdati, dopo un incidente, su un’isola sconosciuta, quel che in ultima analisi emerge è la consapevolezza che solo ampliando lo sguardo e abbracciando la comunità nella sua totalità, e non unicamente la propria fetta di realtà, si può pensare di salvare la specie umana, altrimenti destinata a soccombere. Alderman riesce a far emergere ogni criticità della società attuale, invitando il lettore a guardare il futuro, senza tuttavia dimenticare che anche il presente può essere cambiato: nulla va gettato, se prima non si è almeno cercato di ripararlo.