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Il futuro del leggere

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Il digital reading, l’esperienza del leggere su supporti digitali, sta soppiantando il metodo tradizionale: scegliere un titolo, aprire un libro, sfogliarlo, seguire con lo sguardo e con la mente parole impresse a inchiostro su carta. I device promettono, invece, rapidità, funzioni multitasking, leggerezza, interazione, disponibilità. E dematerializzazione. Ciò è evidente, ma meno chiari sono gli effetti di questo (epocale) cambiamento. Leggere su supporti tecnologici modifica i circuiti neuronali preposti alla lettura; una conseguenza - e sono in corso studi scientifici in cerca di risposte - sarebbe la riduzione, l’impoverimento, di alcune facoltà cognitive. In un Paese, come l’Italia, dove solo il 24,8% dei cittadini dispone di validi strumenti di comprensione e analisi del testo (dati 2019 OCSE-PISA) e dove solo il 27,8% ha raggiunto la laurea (EUROSTAT), mancano biblioteche e progetti di invito alla lettura adeguati alle necessità. E i lettori digitali (diversi dai tradizionali) aumentano. Il rapporto con il libro è difficile, i classici sembrano aver perso quell’impareggiabile potere di parlare ancora all’uomo contemporaneo… Insomma, aprire un volume appare come un vezzo demodé, nostalgico. Come, quando e dove leggano i ragazzi della Generazione Z, e con quali emozioni e aspettative, è il campo di ricerca di un’indagine che diventa una finestra sul futuro, sui cittadini di domani. In parte, la GenZ è rappresentata dai BookToker, gli infuencer editoriali che creano contenuti su TikTok e che, talvolta, riescono a diffondere titoli di qualità o far diventare bestseller romanzi che rischiavano, immeritatamente, di restare ai margini del mercato. Al di là della presa d’atto della realtà, gli esperti sul campo si impegnano a sfatare i miti dell’era tecnologica, senza demonizzarne le opportunità che possono arricchire la “cultura del libro”…

In futuro leggeremo senza libri? L’interrogativo corre naturalmente al formato libro analogico, quello di carta insomma, che ha accompagnato una buona parte della storia dell’uomo fra alterne fortune e, in fondo, senza mutare troppo forma e funzioni. Con l’avvento “repentino e massiccio” delle tecnologie digitali, il cambiamento è cominciato. E coinvolge senza dubbio i nativi digitali e la generazione successiva, la cosiddetta GenZ. Il Centro per il Libro e la Lettura (Cepell), istituto autonomo del Ministero della Cultura per le politiche di diffusione della lettura, ha compiuto un’indagine nazionale tra i ragazzi di età compresa fra i 12 e i 18 anni. Raccogliendo dati e analizzandoli quantitativamente e qualitativamente, ha fotografato le abitudini dei lettori che, più di tutti, subiscono l’influenza degli strumenti digitali (non solo audiobook, ma anche podcast, serie videogame e musica da fruire online). Intorno a questo studio è nato “Il futuro del leggere” che, sotto la cura di Angelo Piero Cappello - già direttore del Cepell - unisce contributi di esperti dell’industria editoriale e culturale, docenti, giornalisti. Tutti accumunati dall’obiettivo concreto di fornire un orientamento per assicurare, nel prossimo futuro, l’accesso libero e democratico alla lettura e ai suoi strumenti. Un interrogativo segue al primo: è davvero in gioco la possibilità di crescere con i libri? Il diritto allo sviluppo, non solo della coscienza e dello spirito critico, ma anche delle funzioni cognitive, è minacciato dalle tecnologie innovative e dai loro proprietari? Per commentare i risultati dell’indagine, nel libro intervengono: Piero Dorfles, Marco Gambaro Luciano Lanna, Andrea Lombardinilo, Lella Mazzoli, Francesco Sacchetti, Marino Sinibaldi, Niccolò Sirleto.