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Il generale nel labirinto

Il generale nel labirinto. Badoglio e la sfinge di Caporetto

21 marzo 1922. Il colonnello Angelo Gatti, storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, ha davanti a sé il Capo dello Stato Maggiore Pietro Badoglio, che nei giorni di Caporetto era Comandante del XXVII Corpo d’Armata, “la grande unità in prima fila al momento dell’attacco austro-tedesco tra Tolmino e la Bainsizza”. Lo ascolta rievocare i giorni della battaglia con attenzione, e scrive due pagine e mezza di appunti. Le aggiunge al cospicuo materiale che va raccogliendo da tempo: alle testimonianze, alle riflessioni, alle accuse. Il 22 agosto 1917 il Tenente generale Luigi Capello, titolare della Seconda armata, aveva rimosso dal comando del XXVII Corpo d’Armata il generale Augusto Vanzo, sostituendolo appunto con Badoglio. Assieme a Vanzo era stato rimosso il comandante dell’artiglieria, colonnello Scuti, che era considerato un assoluto maestro nel suo campo ma aveva una personalità ingombrante, diversamente dal suo sostituto, il colonnello Alfredo Cannoniere (!), scelto da Badoglio perché ufficiale malleabile: il nuovo comandante non aveva bisogno di “professori” ma solo di un “esecutore di ordini”. In quel momento il XXVII Corpo d’Armata riveste un ruolo prettamente difensivo nello scacchiere militare e la prima preoccupazione è rafforzare tale ruolo, date alcune evidenti lacune dello schieramento. Ma proprio in quelle settimane una missione tedesca guidata dal tenente Krafft von Dellmensingen, Capo di Stato maggiore del Gruppo d’Armate del Duca Albrecht del Württemberg, sta effettuando una ricognizione nella zona per valutare le potenzialità della conca di Tolmino come bersaglio per una grande offensiva. Già alla fine di luglio tra i soldati austro-tedeschi dell’Alto Isonzo circolano con frequenza sempre maggiore voci su una prossima azione in grande stile…

Nicola Persegati è uno studioso della Prima Guerra Mondiale, sulla quale ha scritto molti saggi. Profondo esperto delle battaglie sul fronte dell’Isonzo, collabora con Antonio Scrimali e il Gruppo Ricerche Studi Grande Guerra CAI SAG di Trieste. In questo suo volume dall’insolito formato – 100 pagine di formato medio-grande riccamente illustrate con mappe e foto d’epoca – racconta il “dietro le quinte” della disfatta di Caporetto del 24 ottobre 2017, la più grave nella storia dell’esercito italiano, con il collasso di interi Corpi d’armata e il ripiegamento precipitoso (o per meglio dire la rotta) delle truppe fino al fiume Piave. L’approccio di Persegati è meticoloso al massimo: si analizzano le singole postazioni, i singoli punti deboli, i singoli retroscena, le singole testimonianze. La domanda di fondo è: quali furono le responsabilità nella disfatta dei vertici militari italiani in generale e di Pietro Badoglio in particolare? Un tema sul quale esiste da un secolo una vasta pubblicistica, ma che qui ritrova – grazie all’originalità dell’approccio, quasi da commissione d’inchiesta “sul campo” – freschezza, interesse, importanza storiografica.