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Il geranio e altre storie

Il geranio e altre storie

Dudley ha un momento della giornata che preferisce a tutti gli altri: gli piace sedersi comodo e guardare il balcone del palazzo di fronte, quando alle 10, puntuale, una mano prende il geranio e lo mette fuori al sole. I gerani hanno bisogno di luce e di sole, come lui, Dudley, da troppo tempo lontano dal suo Sud. Non ama molto quella città, New York; anche se in quella pensione, circondato da simpatiche vecchiette, ha trovato un suo equilibrio, è in fondo l’uomo di casa e gli fa piacere essere utile. Quando può esce a pescare con Rabie, il servo, un negro: perché i negri sono servi, non possono fare altro. Per questo gli sembra strano che un distinto signore di colore possa aver preso un appartamento vicino al suo: com’è possibile? Come può sua figlia aver trovato un posto dove i negri si possono mescolare con i bianchi? Al Sud sarebbe stato inconcepibile, in Georgia un negro resta un negro, non può fare altro che il servo. Rimane senza parole quando risalendo affannato le scale il negro in un perfetto ed elegante vestito da impiegato lo aiuta a salire fino al suo appartamento. Forse per questo non ha voglia di uscire a New York, se non per andare al fiume a pescare: perché qui si sono persi i sani valori della vita del Sud. Ma c’è altro che lo inquieta: da qualche giorno il geranio non c’è più, non esce. Aspetta le 10, le 10,15, le 10,30 ... niente. Prova a capire perché, ma l’inquilino di fronte lo minaccia, gli intima di farsi gli affari suoi e infine di guardare giù, sulla strada: Dudley si sporge e vede il vaso in mille pezzi, la terra sparsa sul marciapiedi ed il geranio schiantato sull’asfalto. Le radici sono in aria, tutto è cambiato...

Flannery O’ Connor è una voce particolarmente vivace della letteratura degli Stati Uniti: Il geranio e altri racconti è la sua tesi di laurea, ma presenta tutti i tratti di opere già mature (La saggezza nel sangue, Il cielo dei violenti) in cui dominano i temi della discriminazione razziale, della contrapposizione fra il Nord ed il Sud degli Stati Uniti e, infine, lo straniamento nella nuova società delle metropoli. Il testo si sviluppa su diversi piani temporali: l’insofferenza del presente a New York, il passato in Georgia, il profondo Sud, e il passato prossimo delle prime impressioni lontane dal Sud. Ma anche su diversi piani personali: al burbero Dudley, si contrappongono la figlia indaffarata a sbarcare il lunario e l’indifferenza cinica dei newyorchesi. O’ Connor riesce a tenere tutto insieme con una certa amara ironia che deriva dall’indole e dalle sue precarie condizioni di salute: affetta da un lupus ereditato dal padre, muore giovane, dopo aver condotto una vita di solitudine affettiva. Dal suo osservatorio, ha registrato e messo su carta le contraddizioni di una società in cambiamento, racchiusa nei confini di una stessa nazione, ma con forti distinzioni. Soprattutto il tema razziale è il fulcro della sua riflessione. Il racconto breve, per quanto intrecciato con altri, è la formula più consona alla sua scrittura dissacrante perché le permette di tratteggiare e riprendere anche a distanza motivi e riflessioni che meritano di essere continuamente aggiornate e rivisitate.